7.5

Perché amo e odio The Crew 2 (recensione)

Giorgio Palmieri

Recensione The Crew 2 – L’altro giorno, davanti ad un ottimo caffè, cercavo di spiegare il mio entusiasmo per The Crew 2 ad un conoscente: “come può non gasarti l’idea di poter gareggiare per terra, mare e cielo in una riproduzione degli Stati Uniti d’America?” Oppure: “come può lasciarti indifferente la possibilità di attraversare Chicago, Los Angeles, New York e San Francisco senza interruzione di continuità?”

Non sembrava particolarmente entusiasta a riguardo, ed infatti la sua risposta è stata fredda: “queste cose si possono già fare in GTA V”. È vero, indubbiamente: ma è altrettanto vero che, tra una gara e l’altra di GTA V, intercorre lo stesso tempo necessario a fare una doccia. In The Crew 2, invece, passano giusto una manciata di secondi, ottimi per uno starnuto. Non tutto è rose e fiori, anzi, ma lasciateci descrivere il gusto di un’esperienza come quella confezionata da Ubisoft e Ivory Tower nella nostra recensione: ne varrà la pena.

Editore Ubisoft
Sviluppatore Ubisoft, Ivory Tower
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows
Genere Guida
Modalità di gioco Singolo giocatore, multigiocatore (connessione costante richiesta)
Lingua Completamente in italiano
Prezzo e acquisto 69,99€

Video Recensione The Crew 2

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro.

C’era una volta, in America

L’emblema di The Crew 2 è la libertà, che comunica la sensazione di essere in un mondo in cui semplicemente si celebra il piacere di guidare, e nel quale siete voi a scegliere come divertirvi. Bisogna, in sostanza, completare gare per guadagnare Follower, ma spetta a voi decidere quali affrontare: Street Racing, Free Style, Off Road e Pro Racing, ciascuna delle quali contiene ulteriori sottocategorie.

Al centro della scena spicca uno show, il cosiddetto Xtrem Series, un filo conduttore dove i più abili piloti, provenienti dalle citate quattro scuole di guida, si sfidano in competizioni speciali, nelle quali vi sarà chiesto di cambiare veicolo nel bel mezzo della gara. A malincuore il numero di eventi “cangianti” è limitato, un vero peccato considerando che si tratta di una delle parti migliori di The Crew 2, in quanto queste sfide mettono in luce la grande versatilità del sistema di guida, un modello certamente arcade, ma che si plasma in base alla disciplina, visto che ognuna si gioca in modo diverso dall’altra.

Gare di stampo illegale, Moto Cross, Rally, Monster Truck, competizioni aeree, prove a tempo su Jet Boat e molto altro formano insieme un assortimento di situazioni incredibile, dove anche la meno apprezzata ha senso, perché è sempre piacevole spezzare la prassi con l’attività giocata saltuariamente. In più, man mano che si prosegue nell’escursione sul vasto suolo americano, la guidabilità può essere sviscerata ancor più nel profondo, attivando o disattivando modifiche come la trazione o la distribuzione della frenata, in maniera tale da personalizzare l’esperienza di guida.

The Crew 2, peraltro, è mosso da una grossa componente ruolistica, che contamina ogni aspetto della progressione. Ottenere Follower significa salire di grado, e salire di grado significa sbloccare nuove gare, e per accedere alle nuove gare è necessario avere un veicolo di quella categoria, possibilmente ad un certo livello di potenza. Praticamente un circolo vizioso: e non è finita qui.

Ad ogni sfida completata si guadagnano sia Follower, che Bucks e parti d’equipaggiamento. Con i primi, i Bucks, ovvero i dollari, potrete acquistare nuovi mezzi, mentre con le parti d’equipaggiamento è possibile potenziarli, come in un hack-and-slash in stile Diablo, per intenderci. Queste carte a rarità crescente vanno ad aumentare i parametri del veicolo: purtroppo non c’è un riscontro visivo nelle migliorie, poiché agiscono solo sulle performance del bolide, aggiungendo anche effetti passivi, dall’incremento di dollari ottenuti a fine gara, all’aumento in percentuale della ricarica del turbo.

Il parco veicoli, inoltre, conta tanti modelli diversi e sarà espanso nei mesi a venire, anche se, come ci aspettavamo, i mezzi terrestri sovrastano quelli acquatici e aerei. In ogni caso, tutto ciò che concerne il procurarsi nuovi bolidi è integrato perfettamente nel gioco, con vari hub dai quali potrete scegliere un veicolo, per poi provarlo sul campo prima di procedere all’acquisto, ed eventualmente personanizzarlo attraverso un oculato sistema di livree. In realtà, l’estetica, nella sua interezza, è ben curata persino nei particolari, perché ogni attività ha i suoi colori riconoscibili e la sua spiccata direzione artistica che distingue una disciplina dalle altre. Non possiamo dire la stessa cosa della caratterizzazione delle varie scuole di guida: le scene d’intermezzo sono recitate con linee di dialogo cariche di termini ingombranti, dette da personaggi semplicemente amorfi.

La personalità risplende nel restauro del motore grafico, che sorregge una ricreazione digitale degli Stati Uniti d’America assolutamente fantastica. Dalle ambientazioni naturali ai grattacieli, guidare coast to coast è qualcosa di estasiante, e poter cambiare al volo mezzo terrestre, acquatico e volante rende The Crew 2 una delle migliori declinazioni della guida arcade partorita negli ultimi anni. E che stiate guidando, navigando o volando, la fatica della casa francese restituisce piacevoli sensazioni visive, soprattutto grazie al meteo dinamico, agli effetti atmosferici, come la neve, e ai giochi di illuminazione splendidi, che cambiano diametralmente il modo di vivere una stessa strada.

I modelli dei veicoli sono ben fatti, specie su PS4 Pro, dove il tutto è ben definito, con una resa dell’acqua notevolmente superiore al primo episodio, ma i difetti nel comparto grafico non mancano: la conta poligonale di certi luoghi (in special modo quelli artificiali) lascia ampiamente a desiderare, così come i tanti pop-up ben visibili che sporcano l’impatto generale, ma è il prezzo da pagare per avere un mondo di gioco così vario e vasto, dalle attese ridotte all’osso (eccetto la modalità Foto, il cui caricamento andrebbe ridotto). Passare da un evento all’altro, e da un posto all’altro, è solo questione di secondi grazie all’ottima schematizzazione dei menù, e del motore che muove il tutto.

Sfortunatamente, cotanta grandezza non è stata sfruttata al meglio. Una buona parte della mappa risulta al momento vuota di attività, e i compiti secondari si contano sulle dita di una mano: ogni tanto vi sarà chiesto di scattare qualche foto, di raccogliere forzieri casuali, o di partecipare ad un paio di mini sfide, come lo slalom tra ostacoli, ma nulla di sostanziale. Viene da chiedersi perché una mappa così enorme non possa ospitare più di otto giocatori alla volta, con party relegati ad un massimo di quattro membri, cosa che sminuisce l’essenza dell’originale The Crew, e che questo seguito sembrava voler evolvere.

D’altro canto, The Crew 2 al momento pare offrire più attenzione nei riguardi dell’esperienza in solitaria, anche perché non è possibile disputare match online PvP, al di là delle sfide cooperative con la propria Crew: l’opzione arriverà in futuro, insieme ad una serie di aggiornamenti totalmente gratuiti. Il Season Pass infatti offre solo sconti, una manciata di veicoli esclusivi e alcuni accessi anticipati, niente che possa frammentare la comunità. Ubisoft però ha inserito le micro-transazioni, con le quali acquistare veicoli più velocemente del normale. Abbiamo un paio di dubbi legati all’economia: determinati veicoli più prestanti costano meno di altri di minor potenza, i cui parametri non sono sempre descritti chiaramente. Almeno l’acquisizione di Bucks ci è sembrata calibrata in maniera decente, anche se l’aggiunta di missioni giornaliere per racimolarne qualcuno in più male non farebbe.

Veniamo dunque al più grande punto dolente della produzione di Ivory Tower, un grosso deterrente di un videogioco che, in fin dei conti, stiamo amando e che continueremo a giocare anche dopo aver chiuso questa recensione. L’odio che scorre per la sua intelligenza artificiale ad elastico, però, rasenta vette epocali.

Stiamo parlando, senza esagerare, di un’intelligenza artificiale delle più robotiche, anzi, delle più infami mai concepite per un titolo corsistico. Il comportamento in pista degli altri piloti è talmente innaturale, sintetico e contraffatto che distrugge la voglia, anzi, il piacere di rischiare. Potrete condurre gare eccellenti, perfette, matematiche, ma è sufficiente anche solo una frenata più intensa del normale, o una curva più larga del dovuto, per perdere tre posizioni nel giro di uno schiocco di dita. In pratica gli avversari si muovono in pista in base alla vostra prestazione e non secondo il loro volere, e lo fanno in modo plateale, fastidioso e artificioso. È un problema che affligge maggiormente certe discipline, in particolar modo quelle della categoria Street Racing, un difetto che necessita di un’analisi immediata: d’altronde, questa tipologia di I.A. vanifica la parte dedicata ai pezzi d’equipaggiamento per migliorare le prestazioni del bolide, in virtù del fatto che sembrano non modificare l’esito della gara.

Sia chiaro, non abbiamo trovato grosse difficoltà perché i modi per fregare l’intelligenza artificiale non mancano, ma ciò rovina una fetta della godibilità di un titolo che dovrebbe premiare la sperimentazione e il rischio, anziché sotterrarli. Sottolineamo poi delle problematiche di segnaletica in particolari sfide all’aperto, nelle quali non si riesce a capire bene il percorso da seguire, motivo per cui dovrete sempre avere un occhio sulla mappa per non sbagliare strada. Concludiamo spendendo due parole sul reparto audio, che vive di alti e bassi: la selezione di brani non è robusta come altri titoli del medesimo filone, eppure il rombo dei motori, energico e diverso a seconda del mezzo scelto, cerca di metterci una pezza sopra, visto che è lui a svolgere il mestiere di musica per le vostre orecchie.

7.5

Giudizio Finale

Recensione The Crew 2 – Giudizio Finale – The Crew 2 vuole essere e vuole fare tante cose, ed è un gioco destinato a crescere nel tempo, come altri titoli Ubisoft prima di lui. La casa francese ha una base sulla quale può sbizzarrirsi, un mondo che deve popolare di vitalità, facendoci sentire il suo calore. Una pessima intelligenza artificiale e altre grane considerevoli sminuiscono una produzione che altrimenti avremmo consigliato a tutti quelli che amano la guida arcade (e non solo) senza batter ciglio, ma chi volesse dargli fiducia, chi ha inquadrato la produzione apprezzandone i connotati, farà bene a tenerlo in serissima considerazione.

PRO CONTRO
  • Vasto da far paura, con attese ridotte all’osso
  • Modello di guida versatile
  • Direzione artistica squisita
  • Qualità, quantità e varietà nelle discipline e nei tracciati
  • Intelligenza artificiale infame
  • Mancanze plateali nei contenuti
  • La vastità talvolta mette in risalto le pecche della grafica

Recensione The Crew 2 – Trailer

Recensione The Crew 2 – Screenshot