The Division 2 – Scusa, Ubisoft. Avevi ragione tu (recensione)

Giorgio Palmieri

Recensione The Division 2 – Se fossimo tutti un po’ più umili e capaci di ammettere i nostri errori, questo mondo sarebbe senz’altro un posto migliore. Ecco, allora diamo il buon esempio: cominciamo noi. Ci scusiamo con Ubisoft per non aver creduto fino in fondo in lei e nel suo The Division 2. Parliamone nella nostra recensione.

Editore Ubisoft
Sviluppatore Massive Entertainment
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows
Genere Sparatutto, gioco di ruolo online
Modalità di gioco Multigiocatore
Lingua Completamente in italiano
Prezzo e acquisto 64,99€

Video Recensione The Division 2

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro.

Agenti di nome e di fatto

Per questa recensione, l’avrete notato, ci siamo presi del tempo. Un “piccolo” periodo di tempo speso a vivere The Division 2, non a subirlo. A gustare ogni momento della sua progressione, della sua crescita, della sua peculiare sezione di fine avventura, prima della quale non vi è una vera e propria storia. Il suo posto lo prende della documentazione sparsa, delle indicazioni, dei pretesti, dei piccoli dettagli in radio e un’ambientazione avvolgente.

Senza tirarla per le lunghe, c’è un contesto per immedesimarsi, non una storia con personaggi di riferimento e colpi di scena, e siamo contenti che si sia presa questa direzione. Del resto, i videogiochi online non devono avere necessariamente una trama, né tanto-meno dei filmati o dei lunghi dialoghi invasivi, perché si presuppone che stiate parlando con i vostri amici, e perché le storie dei prodotti in multigiocatore sono quelle non scritte, quelle che si generano tra le interazioni dei giocatori, condividendo tattiche e bottino. Quindi basta uno scopo e della narrativa ambientale che si racconta da sola, con le immagini, nulla più.

Il resto lo fa il mondo, una Washington devastata da un attacco terroristico sulla quale passeggiano incuranti delle fazioni di criminali spietati. La divisione deve dunque ristabilire l’ordine sociale, e nei panni di un agente dovrete fare la vostra parte in questa seconda incarnazione dell’avventura cooperativa di Ubisoft, che porta a compimento l’idea originale iniziata nel primo capitolo, quel concetto di sparatutto basato sulle coperture e condito con abbondanti elementi ruolistici. Adesso cade volontariamente in una deriva tattica deliziosa, più pesante nei movimenti, più ragionata nelle dinamiche, più varia nelle tipologie dei nemici e di sicuro più ricca di attività. E sapete qual è la notizia più bella? È che The Division 2 è già bellissimo così. Non bisognerà aspettare chissà quale aggiornamento miracoloso per poterlo vedere in una forma degna, perché si tratta di un prodotto già maturo, pronto da gustare e dalla longevità incredibile. La forza emerge sicuramente dal modo in cui si presenta: lancia l’utenza in una guerriglia urbana, dà l’illusione di un conflitto continuo, con gente per le strade in viaggio per recuperare risorse, animali smarriti, teppisti pronti a uccidere civili come se fosse ordinaria amministrazione.

Il primo impatto è spiazzante, ma l’attenta conduzione incanala nelle dinamiche, e permette di giocare velocemente con sconosciuti grazie al matchmaking. Vi sono una sequela di funzionalità, dai clan agli spostamenti rapidi, dal riadattamento del livello all’acquisizione e condivisione del bottino, che sottolineano la maturazione del team di sviluppo in materia di videogioco online.

Per quanto riguarda invece la struttura, abbiamo una città divisa in quartieri, e ognuno di essi ospita missioni principali, compiti secondari, eventi, insediamenti, segreti e punti d’interesse. Le attività sono collegate tra loro attraverso un sistema di progressione del personaggio calcolato con meticolosità, il quale ricompensa costantemente offrendo non solo qualcosa di nuovo, ma anche e soprattutto qualcosa di concreto. Dalle armi alle abilità, dal vestiario alle modifiche per l’equipaggiamento, ogni elemento costituisce un mosaico spassoso da sviscerare, un flusso di premi attento a ingolosire il giocatore, senza sacrificare il cuore della formula, che vede nella collaborazione il fattore più importante.

In The Division 2 non vai avanti se non utilizzi la materia grigia, questo dev’essere chiaro, e i nemici sono molto più aggressivi rispetto al passato. L’intelligenza artificiale che li anima non è rivoluzionaria, eppure riesce a essere imprevedibile, e cerca di fare pressione, di accerchiare continuamente, e bisogna fregarla. Finalmente abbiamo della sana varietà, tra avversari robotici, ingegneri, corazzati, armati di esplosivi, di martelli pesanti, di fucili di precisione e tante altre diavolerie mescolate sapientemente. Una varietà che si poggia su un disegno dei livelli incredibilmente raffinato, forte di una lodevole caratterizzazione di ogni luogo. Ospedali, musei, laboratori, persino i negozi di giocattoli diventano scenari bellici, studiati in modo artigianale. Vi è peraltro un’atmosfera curiosa, reduce da un Natale che non è mai realmente finito, dato che la pandemia si protrae da dicembre, quando The Division 2 è ambientato in estate. Vetrine decorate, ghirlande per i centri commerciali, volantini del concerto natalizio: un’affascinante desolazione si interseca con un mondo alla deriva, che urla speranza da ogni poro.

Spostandoci sul lato interattivo, sulla giocabilità, è possibile notare come la deriva strategica abbia donato nuova linfa vitale alla formula. Oltre ai cattivi più vivi e temibili, e oltre ad un esercito di nuovi boss, troviamo dei movimenti più lenti e pesanti, insieme ad una gestione rinnovata dei punti armatura, che si consumano a vista d’occhio e vanno ricaricati manualmente. Non pensate nemmeno per un attimo, nemmeno per un secondo di affrontare i nemici a viso aperto, altrimenti sarete solo carne da macello, o meglio, solo un peso morto per la squadra. È necessario muoversi con criterio, senza fretta, senza agitarsi, in un ritmo comunque frenetico ma assolutamente ragionato. È un bel mix, è versatile e sa essere assuefacente perché chiaro e soprattutto impegnativo. Non difficile, sia chiaro, è impegnativo, cosa che fa percepire la colpa di un errore. È tutto ciò a trainarti nella ricetta, nonostante di fatto si faccia sempre la stessa cosa alimentando la ripetitività, ma in contesti spesso differenti.

Parlando di problemi, non abbiamo trovato completo il lavoro svolto nello studio delle abilità. La gestione è stata migliorata e potrete equipaggiarvi con nuovi gadget, eppure compare ancora un certo velo di macchinosità nel piazzamento e nell’uso, e peraltro nutriamo più di un dubbio sul loro bilanciamento. Ce ne sono alcune semplicemente poco utili, e crediamo beneficerebbero di una seconda analisi.

E quando l’avventura principale sta per finire, intorno alle trentacinque/quaranta ore, ecco che accade l’impensabile: un particolare evento pervade l’universo di The Division 2 e rimescola le carte in tavola, donando all’offerta un’iniezione di contenuti considerevole e un inedito percorso di sviluppo e crescita del personaggio. Non vogliamo svelarvi troppo, ma di cose da fare ne avrete tante. Dalle missioni più complesse ai tanti gradi di difficoltà selezionabili, dalle taglie alla semplice esplorazione del mondo, le attività si espandono ma rimangono comunque intrecciate sotto la continua rincorsa verso l’equipaggiamento di rarità crescente, sempre più potente e sempre più performante. Qualche Roccaforte in più l’avremmo gradita, ovverosia i livelli più articolati, visto che se ne contano solo tre in tutto, ma c’è così tanto da fare che possiamo pure chiudere un occhio, per ora.

Ovviamente non manca la Zona Nera, modalità marchio di fabbrica della serie che combina gioco contro il computer con quello con i giocatori reali. Il funzionamento non cambia: è possibile allearsi insieme agli altri agenti o tradirli, col fine ultimo di reperire equipaggiamento raro ma contaminato, per poi portarlo al punto di estrazione e fare in modo che sia utilizzabile successivamente. Al momento non sfoggia enormi stimoli al di là della gloria, perché il bottino non sembra contenere pezzi unici di grande valore, eppure adesso si contano ben tre Zone Nere diverse su cui divertirsi, con eventi distribuiti e costruiti su misura. Dalla modalità competitiva invece non siamo rimasti particolarmente colpiti, e pare essere godibile solo se la si affronta con una squadra affiatata, e peraltro la giocabilità. di fatto, si sposa meglio contro l’intelligenza artificiale. Le modalità sono le classiche, Dominio e Schermaglia, e le mappe solo tre, coadiuvate tuttavia da una struttura davvero ben fatta. Non crediamo sia il focus primario dell’offerta, bensì un accessorio col quale spezzare l’eventuale monotonia delle altre modalità. Sommando però la varietà, la qualità e la quantità dei contenuti, è notevole cosa si sia riuscito a fare nonostante il vincolo della licenza, che esige un certo velo di realismo. Si ha proprio l’impressione che Ubisoft e gli studi di Massive abbiano voluto realizzare il The Division 2 perfetto, senza trattenersi. Il piano di supporto prevede già le Incursioni a otto giocatori che non vediamo l’ora di provare, oltre ad una secchiata di nuove attività sotto forma di extra gratuiti. Non manca però un Pass Stagionale a pagamento del quale non sentirete il bisogno immediato.

Per chiudere, segnaliamo l’unico aspetto su cui davvero abbiamo da ridere, ovvero il comparto grafico. Su PS4 Pro l’impatto a volte lascia senza fiato, con ricostruzioni visive pazzesche, soprattutto per merito dell’ottimo disegno dei livelli, anche se le animazioni avrebbero potuto ricevere ancora più attenzioni. Ciò detto, le problematiche non sono poche, tanto è vero che il motore sembra non essere rifinito a dovere. Texture e modelli che si caricano in ritardo sono onnipresenti e sporcano una grafica che necessita di parecchio lavoro prima di poter raggiungere il livello di pulizia del predecessore. Di bug ludici ne abbiamo beccati giusto una manciata, un paio relativi ad una missione nelle fasi finali che proprio non ne voleva sapere di terminare. Per il resto si tratta di grane visive tollerabili ma indubbiamente fastidiose. L’audio abbraccia un doppiaggio in italiano discreto e una buona effettistica per le armi.

8.5

Giudizio Finale

Recensione The Division 2 – Giudizio Finale – Se tutti i videogiochi come servizi fossero come The Division 2, nessuno se ne lamenterebbe. Questo robusto seguito non è solo più grande dell’originale, ma è anche migliore in tutto e per tutto. Ubisoft ha confezionato uno sparatutto online con elementi ruolistici che denota conoscenza del filone, consapevole dell’utenza esigente alla quale si rivolge. Non ha nulla di davvero rivoluzionario nella formula, ma nasce già maturo e pieno di contenuti, unito da un sistema di progressione stimolante: qualunque cosa farete, qualunque cosa visiterete, troverà un suo spazio nella godibilità dell’esperienza, e non saranno delle magagne tecniche e dei problemi grafici a fermarla. Speriamo solo vengano risolti al più presto

PRO CONTRO
  • Formula limata e perfezionata a dovere
  • Conduzione perfetta, che educa e prepara il giocatore
  • Nemici più aggressivi, imprevedibili e vari
  • Contenutisticamente notevole già dal lancio
  • Disegno dei livelli complesso, competente e variegato
  • Qualche dubbio nell’efficacia delle abilità
  • Diverse problematiche nel motore grafico
  • Modalità competitiva più accessoria del previsto

Trailer

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