8.6

The Evil Within 2: un mix vincente di generi (recensione)

Lorenzo Delli

Recensione The Evil Within 2 – I mostri non esistono, almeno nella realtà. Spesso però si nascondono nella mente dell’uomo, ed è proprio su questa base che la serie The Evil Within sviluppa tutto il suo orrore. Un mondo invaso da aberrazioni, zombie e orrori di ogni genere può esistere solo nella nostra immaginazione, e anche in The Evil Within 2 sarà proprio l’immaginazione e la psiche di una persona a trasformare radicalmente una graziosa cittadina virtuale in un luogo in cui nessun essere umano vorrebbe mai trovarsi. Torniamo quindi nei panni del detective Castellanos, che dovrà vedersela nuovamente con gli orrori dello STEM, stavolta però causati niente meno che dalla figlia creduta morta in un incendio. Scopriamo quindi se il nuovo survival horror della software house fondata dal creatore di Resident Evil merita la vostra attenzione!

Editore Bethesda Softworks
Sviluppatore Tango GameWorks
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows
Genere Survival Horror
Modalità di gioco Singolo giocatore

Video Recensione The Evil Within 2

Come di consueto ecco la nostra video recensione del titolo di cui vi stiamo parlando che va a riassumere i concetti espressi nei paragrafi a seguire. Il filmato è stato realizzato con spezzoni di gameplay delle nostre sessioni di gioco su PS4. Buona visione!

Dov’è Lily?

Prima di tutto un breve cenno alla storia e la risposta alla classica domanda che ci si pone quando si ha a che fare con i sequel. Come anticipato, in The Evil Within 2 riassumiamo i panni del detective protagonista del primo capitolo, un personaggio distrutto dal dolore della perdita della moglie e della figlia (un evento che vivremo nuovamente nei primi minuti di gioco) e ancora in cerca della Mobius, l’organizzazione causa degli eventi del precedente gioco della saga. Sarà proprio Mobius, nei panni di Juli Kidman, a reclutare Sebastian per ricollegarsi allo STEM, il particolare congegno che permette la condivisione della coscienza collegando le menti umane in un mondo alternativo, con una mente che funge da nucleo centrale. E proprio il nucleo centrale di questa nuova versione dello STEM è la piccola Lily, la figlia di Sebastian creduta morta nell’incendio.

Recensione The Evil Within 2 – Sebastian sta per calarsi nuovamente nello STEM nel tentativo di salvare la figlia.

Grazie a Lily, l’organizzazione era riuscita a creare la pacifica cittadina di Union, portando all’interno dello STEM vari soggetti tra cui anche alcuni agenti della Mobius. Ovviamente la situazione sfugge di mano, e la ridente cittadina si trasforma in un girone infernale dove i peggiori orrori della psiche umana si manifestano sotto forma di zombie affamati di carne e mostri di vario genere. Alcuni cittadini di Union poi hanno approfittato della situazione per accrescere il loro potere psichico, divenendo a loro volta dei soggetti da cui è bene tenere le distanze. Sebastian farà velocemente la conoscenza con uno di loro, il fotografo di guerra Stefano Valentini ribattezzato “il fotografo della morte“. Sebastian dovrà quindi farsi largo tra ciò che rimane della cittadina, affrontando pericoli di vario genere, esplorando location e rintracciando anche eventuali sopravvissuti da estrarre dallo STEM.

Recensione The Evil Within 2 – Una delle folli creazioni di Stefano Valentini, il fotografo della morte.

Vediamo quindi di rispondere alla domanda che ci siamo posti poco fa. È possibile godersi The Evil Within 2 senza aver giocato il primo capitolo. Alla fine si tratta di un ottimo survival horror che vi introduce agli eventi passati e che sfrutta nuove dinamiche di gioco che vi verranno illustrate via via. Vero è che ci sono anche tanti riferimenti al precedente titolo della saga e che un eventuale ripasso degli eventi che lo hanno caratterizzato potrebbe non guastare. Altrimenti potrebbe essere un’ottima occasione per recuperare il precedente titolo, su Amazon si trova a prezzi stracciati!

Action Survival Horror

Veniamo quindi al gameplay di The Evil Within 2. È innegabile che il nuovo titolo di Tango Gameworks appartenga al genere dei survival horror, ma sarebbe riduttivo etichettarlo con solo questa categoria. Da bravo discendente di Resident Evil, sono presenti varie componenti action (ma non la gestione dell’inventario), e come se non bastasse ci troveremo a gestire dinamiche tipiche degli open world e del genere stealth. Poco dopo i primi eventi del gioco, saremo infatti gettati nel bel mezzo di Union, con la possibilità di esplorare liberamente varie location e anche indagare sugli eventi precedenti al nostro ingresso nello STEM. Per fare ciò però dovremo avere a che fare con varie creature, per la maggior parte abitanti che si sono trasformati in simil-zombie o altre creature ovviamente poco amichevoli, e non sempre è raccomandabile affrontarle a muso duro.

Recensione The Evil Within 2 – Le strade di Union sono tutt’altro che tranquille…

Qui entrano in gioco le dinamiche stealth. Sebastian potrà sfruttare coperture di vario genere o anche cespugli per mantenersi nascosto e attaccare le sue prede di sorpresa, finendole magari senza allertare eventuali altri nemici in zona. Ci potremo anche arrampicare su veicoli, sporgenze o edifici, rendendo sia l’esplorazione che l’ingaggio più elaborati. Non è solo la difficoltà di eventuali combattimenti a spingere il giocatore verso un approccio più stealth: anche l’eventuale scarsità di materie prime, incrementata da livelli di difficoltà superiori, farà sì che si preferisca assalire un eventuale obiettivo alle spalle utilizzando il fido coltello che sprecare munizioni e fare rumore attirando altri nemici. Ma non finisce qui. Sconfiggendo i nemici sarà possibile raccogliere due diverse tipologie di liquidi utili per potenziare le abilità di base di Sebastian.

Sarà ad esempio possibile concentrarsi sul ramo stealth, o migliorare al contempo l’efficacia degli attacchi corpo a corpo e delle abilità di corsa. Altrimenti sarà possibile aumentare la salute e il ripristino della stessa, rendendoci capaci di incassare più colpi prima di cadere a terra. Durante un combattimento ce ne sono di fattori da tenere in considerazione: Sebastian ha un certo grado di stamina utile per correre velocemente, un espediente da utilizzare durante gli alterchi per ristabilire una posizione di vantaggio. Metteteci anche la vita massima, l’eventuale scarsità di proiettili, il corpo a corpo e altri fattori e avrete un’idea complessiva del gameplay proposto. In definitiva quindi non sono solo la grafica, la storia e le ambientazioni a fare da protagonisti: è soprattutto il gameplay, vario e “personalizzabile” a intrattenere durante tutta la durata del gioco.

Recensione The Evil Within 2 – Grazie al gel verde (e a quello rosso) potrete potenziare le vostre abilità di base.

Questo secondo capitolo si diversifica quindi in varie sue componenti, introducendo quel grado di libertà assente nel primo capitolo a cui contribuisce il semi open world rappresentato dalla cittadina di Union. E non finisce qui! Sebastian potrà anche fare uso di trappole, e optare quindi per attirare i nemici in posizioni per loro più pericolose senza rischiare di perdere punti ferita, o più semplicemente correre via e sfruttare uno dei vari rifugi sicuri segnalati sulla mappa.

A proposito della mappa, in The Evil Within 2 potremo anche sfruttare una speciale radio trasmittente che ci permetterà di seguire vari segnali, tra cui quello di Lily e anche i così detti Segnali Ribelli, emessi da agenti Mobius. Proprio grazie a questi segnali potrete affrontare missioni secondarie, trovare nuovi materiali ed esplorare location altrimenti non affrontate nella storia principale. Le cose da fare insomma non mancano, e potrete alternare i momenti di tensione della storia principale alla libertà offerta da Union e dalla sua storia.

Comparto tecnico

Veniamo quindi al comparto tecnico. The Evil Within 2 utilizza il così detto STEM Engine, una versione personalizzata del buon vecchio id Tech 5 che, almeno su console, sembra davvero avere le carte in regola per sorprendere in più di un’occasione. Le atmosfere dark, i giochi di luce e di ombre che si formano anche grazie all’utilizzo della torcia e in generale tutti gli effetti che caratterizzano i vari elementi di gioco sono ottimi. Idem dicasi per il character design, forse un po’ meno per le animazioni dei personaggi (non dei mostri quindi) che durante i dialoghi tendono a risultare un po’ ripetitive, quasi forzate. Il tutto si mantiene stabile sui 30 fps (sempre su console), abbiamo incontrato solo qualche sporadico calo fortunatamente non durante i combattimenti. Dobbiamo però muovere una critica alla telecamera che segue Sebastian che, durante l’uso di alcune coperture (specialmente nei cespugli) tende un po’ ad ostacolare la visuale. Tutto sommato però Tango Gameworks ha svolto un lavoro più che discreto, e non dimentichiamoci che l’implementazione di un open world complica particolarmente le cose!

Anche il comparto audio è degno di nota. Il gioco è completamente doppiato in italiano, una caratteristica praticamente costante nei titoli pubblicati da Bethesda. Riconoscerete alcune voci, visto che si tratta di un cast di professionisti del settore. Particolarmente efficaci le musiche che contribuiscono ad aggiungere quell’ulteriore tocco di ansia in situazioni particolari. Ad incrementare l’ansia anche l’assenza di musiche in determinati momenti di gioco: a farvi compagnia ci saranno cigolii, il respiro di Sebastian, i versi degli abitanti di Union trasformati e altri effetti sonori di qualità.

8.6

Giudizio Finale

Recensione The Evil Within 2 – Giudizio Finale – The Evil Within 2 è sicuramente un prodotto diverso dal primo capitolo. Le fondamenta della storia sono ovviamente quelle, ma le dinamiche di gioco rinnovate, l’introduzione di una sorta di open world da esplorare e la crescita del personaggio quasi in stile gioco di ruolo valorizzano ulteriormente il tutto donandogli quel “che” in più che ce lo ha fatto apprezzare non poco.

Recensione The Evil Within 2 – Anche in un survival horror la pausa caffè è d’obbligo.

Grazie alle nuove ambientazioni e queste dinamiche appunto rinnovate, si presta bene anche ad essere affrontato da chi si approccia per la prima volta alla saga. Forse però manca quella dose extra di horror che caratterizzava il primo capitolo: di jump scare ce ne sono, e se uno è particolarmente suscettibile al genere non mancheranno gli stati di ansia e le corse ogni 5 minuti ai rifugi per salvare i progressi, ma grazie alla sua componente action/stealth può essere apprezzato facilmente anche da chi non mastica particolarmente il genere. L’open world permette infatti di stemperare l’ansia provata durante la ricerca di Lily, donando quella libertà di approccio che mancava al primo. Un più che degno seguito in sostanza, e visto il finale probabilmente avremo nuovamente a che fare con il detective Castellanos negli anni avvenire.

PRO CONTRO
  • Dinamiche di gioco rinnovate
  • L’Open World si lascia apprezzare
  • Comparto tecnico più che discreto
  • La telecamera di tanto in tanto fa le bizze
  • Più action che horror?

Recensione The Evil Within 2 – Screenshot