The Forbidden Arts – I bei tempi andati (recensione)

Giorgio Palmieri

Recensione The Forbidden Arts – Nato dalle mani di una piccola realtà californiana, The Forbidden Arts è un ovvio omaggio ai tempi che furono, o meglio, ai videogiochi vecchio stampo, spesso ricordati in una forma molto migliore di quella reale. Bene, bando ai convenevoli, ecco la nostra recensione della creatura di Stingbot Games.

Editore Stingbot Games
Sviluppatore Stingbot Games
Piattaforme Nintendo Switch, Xbox One, PC Windows | PS4 (entro 2019)
Genere Azione, Piattaforme
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Italiano
Prezzo e acquisto 13€

Tu sei un mago, Harry

L’eroe del racconto si chiama Phoenix e, quasi per caso, si ritrova a scambiare qualche chiacchiera con il druido del regno, che, quasi per caso, risveglia la piromanzia latente dentro il giovane protagonista. Questa è la scintilla che dà vita ad un viaggio epico il cui obiettivo non è poi così chiaro: la narrativa pare esserci perché deve esserci, ma non è la storia il fulcro nevralgico attorno al quale orbita la produzione.

The Forbidden Arts sembra uscito dall’epoca della prima, gloriosa e sempre celebrata PlayStation, e pare rivolgersi proprio a loro, ai videogiocatori un po’ attempati. Dalle animazioni alla conta poligonale, tutto riconduce a nostalgiche generazioni passate, in una miscela composta da due ingredienti, dove uno è più intenso dell’altro: da una parte abbiamo delle fasi nei sotterranei dove il gioco assume i connotati di un classico titolo di piattaforme bidimensionale, nel quale bisogna raggiungere la fine del livello incolumi, evitando trappole, scalando pareti e saltando a più non posso, facendo un uso oculato del doppio balzo. Queste fasi sono inframezzate da una blanda esplorazione in treddì di piccole mappe che precedono i livelli, dove è possibile raccogliere dell’oro nascosto da consegnare poi ad un mercante che offrirà l’accesso ad una sfida, il cui superamento assicura dei potenziamenti in salute o ai danni.

Di conseguenza, l’avrete intuito, la parte predominante risiede nei livelli bidimensionali, sotterranei nei quali si ripercorre la più basilare grammatica del gioco di piattaforme. I nemici seguono schemi d’attacco inizialmente banali, ma poi si complicano, tanto è vero che cominciano ad essere troppo resistenti, oltre che fastidiosi sin dal secondo mondo: come se non bastasse, il gioco non premia la loro uccisione, e, anzi, quasi incentiva a schivarli, se non in casi in cui bisogna necessariamente passare alle cattive per proseguire. Il sistema di combattimento peraltro è molto debole: si compone di un attacco semplice e della magia delle fiamme di vario tipo, ricaricabile nei pressi di una fonte di fuoco.

I controlli tra l’altro non sono precisi e reattivi come ci si aspetterebbe, causando morti inaspettate, dettate anche da circostanze costruite apposta per mettere sotto pressione il giocatore. Non è raro essere inseguiti da fastidiosi proiettili guidati durante fasi di salto particolarmente pericolose. Tuttavia, è da apprezzare il metodo di salvataggio “intelligente”, che in pratica salva automaticamente la partita nei momenti più drastici, senza che dobbiate ripetere intere sezioni inutilmente nel caso di morte. Ciò detto, la distribuzione dei punti di controllo solleva dei dubbi: ce ne sono tanti, ma per qualche strano motivo una manciata di sezioni frustranti ne hanno pochi e sono inspiegabilmente lontani l’uno dall’altro. Peraltro, i caricamenti quando si esauriscono i punti vita sono più lunghi del tollerabile, quantomeno su Nintendo Switch.

Il problema di The Forbidden Arts, tuttavia, non è la sua semplicità, nient’affatto. Il problema è che, non solo non eccelle in nulla, ma risulta al più mediocre sotto troppi punti di vista. Al di là del piattume delle meccaniche, il disegno dei livelli non brilla, è spento, pigro, composto da agglomerati di trappole, spuntoni e nemici ripetuti, diluiti e allungati, con un calcolo delle collisioni spesso scivoloso. Non riesce nemmeno a ricreare vere e proprie situazioni interessanti, perché dà solo l’impressione di essere un lavoro acerbo, capace di emergere nella longevità: non tanto nella durata in sé, che assicura almeno sei ore di contenuti, quanto nella discreta varietà di ambientazioni, proposte a velocità sostenuta.

Per carità, se lo si contestualizza a dovere, è possibile trarre del buono, soprattutto se il vostro trascorso videoludico include titoli appartenenti al medesimo genere. Qualche enigma strappa un ghigno di soddisfazione, magari un paio di boss non sono poi da buttare: peccato che, alla fine della fiera, l’avventura venga schiacciata da un flusso di prodotti già in commercio ben più ispirati e ben più curati, sia nelle meccaniche che nell’estetica. Basta guardare una qualsiasi immagine di The Forbidden Arts per rendersi conto di quanto elementare sia la veste grafica che lo compone. Le animazioni sono davvero basilari, così come la qualità dei materiali, per non parlare poi degli scenari, che su Nintendo Switch risultano a dir poco scarni. Quantomeno le musiche hanno un che di magico, con una chitarra malinconica spesso protagonista, che è l’unico veicolo in grado di delineare un’atmosfera.

5.0

Giudizio Finale

Recensione The Forbidden Arts Giudizio Finale – The Forbidden Arts è chiaramente un lavoro di una società alle prime armi, che cerca di elevarsi a qualcosa di più con il vago potere della nostalgia. Privato però dell’alone romantico, quel che rimane è un titolo di piattaforme alquanto mediocre, soverchiato dalla concorrenza.

PRO CONTRO
  • Belle musiche
  • Nostalgico
  • Dura più del previsto
  • Mediocre in ogni suo lato
  • Disegno dei livelli pigro
  • Grafica antiquata, specie gli scenari
  • Caricamenti lunghi

Trailer

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