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The Inpatient – L’horror definitivo o occasione sprecata? (recensione VR)

Giorgio Palmieri -

Recensione The Inpatient – Su The Inpatient sono puntati molti occhi, e di motivi ve ne potremmo fornire a valanghe: si tratta del nuovo progetto a realtà virtuale nato dalle mani di Supermassive Games, creatori di quel meraviglioso titolo di lancio che fu Until Dawn: Rush Of Blood, che continuiamo a ritenere il modo migliore per inaugurare la periferica VR di Sony. E dopo un rinvio all’ultimo minuto, The Inpatient è ora tra le nostre mani: bando ai convenevoli, ecco la nostra recensione.

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Editore Sony Interactive Entertainment Europe
Sviluppatore Supermassive Games
Piattaforme PSVR
Genere Horror
Modalità di gioco Singolo giocatore

Video Recensione The Inpatient

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco provenienti da PSVR su PS4 Pro.

Amnesia e manicomio: connubio perfetto

La domanda alla quale si cerca risposta non appena viene annunciato un videogioco di stampo narrativo è la sua durata, e, senza mezzi termini, vi anticipiamo che The Inpatient può essere concluso nel giro di due ore, un tempo che si passa passeggiando in quello che, di fatto, è un incubo.

Scelto il sesso e la tonalità cromatica della pelle del nostro alter ego virtuale, del quale vedremo l’intero corpo, come se stessimo davvero lì, vi sarà chiesto di selezionare il modo di comunicazione col gioco. Nel dettaglio, la creatura di Supermassive Games sfrutta, oltre ai semplici pulsanti, anche i comandi vocali, attraverso cui è possibile parlare ad alta voce per selezionare una risposta, invece di un’altra, durante i dialoghi. Il metodo, come facile aspettarsi, funziona bene esclusivamente in ambienti chiusi e senza rumori o voci di sottofondo, altrimenti il sistema potrebbe agire di sua spontanea volontà. Detto tra noi, è probabile che lo disattiviate dopo la prima mezz’oretta di gioco, tornando ai vecchi, ma affidabilissimi tasti del controller.

L’intera avventura dunque ruota attorno proprio alle risposte: la narrazione infatti è ramificata, e subisce l’ormai arcinoto effetto farfalla, con scelte che portano a diverse conseguenze. La meccanica viene inserita in una premessa alquanto spaventosa, visto che il protagonista si risveglierà dopo un lungo ricovero, legato ad una sedia, privato della memoria e perso in un sanatorio insieme ad un manipolo di loschi dottori, infermieri e pazienti.

La trama si fonda quindi su bivi narrativi, focalizzati sul credere o meno a ciò che sta dicendo un determinato personaggio sulla base del nulla o, meglio, dell’istinto, perché nessuno vorrà fornirvi spiegazioni vere e proprie, e i risvolti, in tutta franchezza e con una punta di delusione, non sono poi così legati alla risposta data. Succede quel che deve succedere senza che sentiate il peso della responsabilità, eccetto qualcuna in cui uno sbaglio potrà costarvi caro, in una storia brevissima e alle volte astratta, che talvolta fa un uso eccessivo delle dissolvenze per mascherare i caricamenti e le concatenazioni tra scene.

Con tutta la calma del mondo, abbiamo impiegato poco più di due ore per portarlo a termine, e se a ciò aggiungiamo che la velocità di camminata è lentissima, capirete che le parti dove viene offerta al giocatore la possibilità di muoversi nel sanatorio vanno a diluire un’esperienza corta e limitata.

La brevità è in parte giustificata dalla presenza dell’effetto farfalla, che va a rimpolpare la rigiocabilità, ma, almeno in questo specifico caso, dover riaffrontare nuovamente l’avventura per vedere le ripercussioni non è un espediente così efficace da rinvigorire l’avventura dopo averla terminata una prima volta.

I ricordi però sono senza dubbio l’aspetto narrativo meglio riuscito, dei collezionabili che aiutano a ricostruire il passato del protagonista, ed è l’unico elemento interattivo interessante. Guarda caso, l’interazione con gli oggetti è ridotta all’osso, e che usiate un Dualshock o i PlayStation Move non fa alcuna differenza per il fattore immersione: a essere sinceri, i gamepad gelato non sono stati implementati al meglio, con controlli leggermente macchinosi, e una lunghezza delle braccia eccessivamente pronunciata.

Tuttavia, il lavoro encomiabile risplende nella ricostruzione dell’ambientazione, alla quale Supermassive Games ha riservato un trattamento speciale, non tanto nella grafica in sé, quanto nell’audio: il doppiaggio in italiano è ottimo, ben livellato con l’effettistica ambientale, che sfrutta il suono tridimensionale per confezionare un’atmosfera davvero, ma davvero raccapricciante, senza dubbio tra le migliori e più coinvolgenti viste su PSVR. In agguato, poi, c’è sempre un jump scare, che sia una figura all’improvviso ad un soffio dal naso, o un rumore fortissimo che metterà alla prova la sensibilità del vostro udito.

Tecnicamente si notano dei piccoli problemi qua e là, in primis nella resa visiva, impelagata da scalettature percepibili anche su PS4 Pro, e nelle animazioni, sporadicamente mal rifinite. Dietro la grafica si cela però un ottimo studio delle proporzioni e degli effetti di luce, ed insieme offrono dei modelli ben particolareggiati e dalle espressioni facciali credibili, dove un semplice sguardo di un personaggio digitale mentalmente instabile potrebbe mettervi a disagio come se fosse reale.

6.5

Giudizio Finale

Recensione The Inpatient  Giudizio Finale – The Inpatient è un esperimento, un esercizio che di interattivo ha ben poco. L’effetto farfalla è spalmato su situazioni, dialoghi e storia nella media, godibile più che altro per l’ambientazione cucita attorno, e non per reali meriti narrativi. L’immedesimazione offerta dalla realtà virtuale dona all’atmosfera una profondità unica, senza la quale questa avventura sarebbe risultata troppo debole. Si tratta, in buona sostanza, dell’ennesima esperienza più vicina all’industria cinematografica che al videogioco, che di per sé non rappresenterebbe un male, se non fosse sovrapprezzata (39,99€) e talmente breve da lasciare l’amaro in bocca. Capiamo l’investimento, capiamo la voglia, lo sforzo di portare il genere nella VR con una veste grafica così reale, tale da permettere un’atmosfera altrimenti impossibile da gustare escludendo il visore, ma siamo dinanzi ad un’avventura che, palesemente, riesce ad esprimere solo una parte del suo potenziale.

PRO CONTRO
  • Visivamente a tratti impressionante…
  • Atmosfera costruita in modo magistrale
  • Mette ansia, terrore, disagio
  • Sonoro eccellente
  • … seppur con qualche compromesso
  • Estremamente breve
  • Effetto farfalla più debole del previsto
  • Interazione risicata

Recensione The Inpatient – Trailer

Recensione The Inpatient – Screenshot

  • ITALI-LORI-MONTI

    come immaginavo , siamo di fronte a un ennesimo minigioco….ho fatto bene ad essere pessimista per questo mezzo gico….cominciamo il 2018 con una delusione e non ci sarà, purtroppo, un re8 a salvare l’annata VR questa volta!!!!!!!!!!!!
    secondo me se facevano un altro gioco su un carrello come quello del 2016,sarebbe stato 200000 volte meglio…ma come al solito ,voglia di tirar fuori soldi x la VR pari a zero!!!!
    speriamo bene -.-

    • Mike

      Ma provarlo prima di esprimere giudizi no eh?
      Come fate a fidarvi ciecamente di una recensione non lo capirò mai…

      • ITALI-LORI-MONTI

        deve arrivarmi entro questa settimana ….ma un gioco che dura meno di due ore a quasi 40 bombe, non è che se lo provo ne dura 12 …lol
        è questo il principale motivo della mia delusione…poi il resto è come mi aspettavo…comunque ti so dire appena mi arriva… in ogni caso ,anche se fosse stato un successo a pieni voti,avrei sempre preferito un Rush of Blood 2 (possibilmente più lungo anche se è una parola grossa……)e credo anche molti altri come me lo avrebbe 200001 volte preferito di più…

        • Mike

          Infatti l’errore sta nel valutarlo in base alla durata.
          Io valuto i giochi in base all’emozione che mi fanno provare, non mi interessa il tempo.
          E’ inutile avere un gioco dalla longevità infinita ma sempre uguale e che non mi fa provare alcuna sensazione.
          E nei giochi VR questo vale ancora di più, è inutile e controproducente valutarli con questi parametri che servono perlopiù a valutare i classici giochi da TV.
          Che poi 39 euro non sono i 70 euro standard dei giochi appena usciti per cui sono già meno, come DOOM a 29 euro, anche lui dura qualche ora.
          Bisogna farsene una ragione, non vogliono investire troppe risorse al momento nei giochi VR, c’è troppa paura di fare un buco nell’acqua.
          Ovviamente tutto IMHO 😉

          • ITALI-LORI-MONTI

            di fatti stanno facendo buchi nell’acqua…comunque rispetto il tuo punto di vista…ma vedo che molti la pensano come me…preferisco pagare 70 euro per un capolavoro come re7 (che non stufa mai),oppure per farpoint,che spendere 40 per 2 ore(tra l’altro in questo caso 2 ore di video e poca interazione)….se a te è piaciuto a me fa piacere….come a me è piaciuto dino frontier e a molti altri no…la VR è soggettiva…tra l’altro anche doom è stato una delusione per me…dura troppo poco…siamo sempre li…puntassero a conversioni che hanno avuto un grande successo sarebbe meglio visto non vogliono tirar furi la grana…”POVERA SONY”……………………….