8.5

The Invisible Hours – Chiamate Don Matteo (recensione VR)

Giorgio Palmieri -

Recensione The Invisible Hours – Sette persone, di cui sei sospettate per un omicidio, sono intrappolate su di un’isola contornata da una tempesta incessante. No, non è la trama di un Hitchcock, o di un mistero di Agatha Christie, anche se potrebbe tranquillamente esserlo, vista e considerata l’occulta premessa.

Stiamo parlando invece di The Invisible Hours, un palese omaggio ai classici romanzi gialli che utilizza la realtà virtuale per veicolare, in modo senz’altro molto originale, una storia assolutamente interessante, realizzata dai creatori di Rime. Ecco la nostra recensione.

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Editore GameTrust, Tequila Works
Sviluppatore Tequila Works
Piattaforme PSVR, Oculus Rift, HTC Vive
Genere Narrativa sferica
Modalità di gioco Singolo giocatore

Video Recensione The Invisible Hours

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco su PSVR e PS4 Pro.

È stato gli zingheri

Un gruppo di individui ha ricevuto un invito da Nikola Tesla, il noto inventore, qui rielaborato per esigenze narrative, offrendo a ciascuno di loro la possibilità di redimersi dagli errori commessi in passato. Quando l’ultimo ospite arriva al maniero, nel preciso istante in cui questo posa il piede sulla terra, però, Tesla muore, ammazzato a sangue freddo, all’entrata della sua enorme villa.

Il detective, apparente protagonista della vicenda, è lo svedese Gustaf Gustav (sì, è proprio il suo nome), anche lui tra i convocati all’evento dell’inventore, il cui obiettivo sarà quello, ovviamente, di scovare l’assassino tra i presenti: un maggiordomo cieco, un omicida condannato, l’attrice più famosa al mondo, l’ex-assistente di Tesla, il figlio di un noto imprenditore ferroviario e, udite, udite, Thomas Edison.

Niente è ciò che sembra, e ogni personaggio vive tra le più dense delle sfumature di grigio, così da nascondere tanti di quei segreti da donare alla caratterizzazione uno spettro di credibilità notevole. Ne esce vincitrice una scrittura eccelsa, in grado di rapire sin dalle primissime battute, senza appesantire ed esagerare con i dettagli: merito anche e soprattutto del modo col quale viene esposta la storia.

Come recita l’avvertenza prima di buttarsi in partita, infatti, The Invisible Hours non è un gioco, né tantomeno un film. Non si ha reale controllo nello svolgersi della trama, perché non possono essere effettuati cambiamenti. Ciò nonostante, non si è spettatori del tutto passivi. L’interazione prevede lo spostamento a teletrasporti liberi, per esplorare la dimora, una soluzione non troppo comoda, oppure si può puntare un singolo personaggio, e lasciare che la telecamera lo segua in automatico, cosicché il gioco possa offrire continuamente la migliore visuale sulla scena.

La furbizia narrativa, però, sta nel tempo, che scorre inesorabilmente a prescindere dall’ospite di cui state vedendo le azioni. Di conseguenza, ad esempio, mentre si è intenti ad ascoltare un interrogatorio in soggiorno, dall’altro capo del maniero gli altri personaggi stanno facendo qualcosa, tutto in tempo reale. La visione di una fase non precluderà le altre, perché The Invisible Hours non solo sfoggia un selettore di scene, ma integra i tipici comandi dei lettori multimediali: si potrà tornare indietro, o accelerare la sezione, utilissima per saltare i momenti nei quali i personaggi salgono le scale, o persino bloccare il tempo, in modo tale da bazzicare di stanza in stanza, allo scopo di ritrovare documenti, lettere e giornali che aiutano nella comprensione della trama.

La struttura quindi spinge a rivedere i capitoli, quattro in tutto, da varie angolazioni, per captare dettagli altrimenti impossibili da scrutare, che vanno a definire sia la personalità che le motivazioni di ciascun ospite. E, guarda la caso, l’avvenimento non risparmia colpi di scena e rivelazioni scioccanti, nelle quali la realtà virtuale riesce a dare il suo contributo, a offrire allo spettatore quel grado di immersione in più, che il gioco tradizionale non darebbe.

Le varie storie personali si intrecciano, i segreti oscuri vengono a galla, ma il mistero si snoda e svela da solo. Eppure sta al giocatore capire i meccanismi dell’investigazione per chiudere un cerchio che non si concentra su un singolo protagonista, perché ciascuno ha un ruolo importante nella storia, anzi, ognuno ne possiede una. The Invisible Hours fa entrare in una dimensione personale, intima in un certo senso, nell’illusione di star vivendo effettivamente una cronaca in tempo reale.

Le problematiche non sono moltissime, e coinvolgono soprattutto il livello grafico: si poteva fare di più nella definizione, perché c’è dell’effetto sfocatura sparso qua e là che poteva essere ammorbidito, specie per quanto riguarda il ghosting durante le animazioni. La direzione artistica però ha il suo perché, dai personaggi, i quali sembrano fatti di porcellana, alle stanze, realistiche quanto basta, in un contorno che emana stile da tutti i pori.

Vagare nella villa è incantevole, così come il doppiaggio in inglese, eccellente e convincente, capace di consegnarci le migliori prove attoriali sull’ambiente VR. Dell’italiano purtroppo non c’è traccia, ma almeno la presenza dei sottotitoli in inglese aiuta i meno avvezzi: peccato sia frequente la loro compenetrazione negli elementi grafici, un difetto già affrontato in altre produzioni, qui domabile semplicemente cambiando posizione, scegliendone una non troppo vicina ai personaggi.

Abbiamo poi notato dei momenti d’incertezza in determinati frangenti, poiché talvolta i personaggi rimarranno immobili senza una reale motivazione, istanti costruiti per permettere al giocatore di contemplare le ambientazioni, e per consentire al gioco di elaborare e concatenare le scene di volta in volta. Si tratta di casi sporadici, ma dobbiamo mettervi in guardia sullo spirito di The Invisible Hours, che si basa, lo ripetiamo, proprio sul ripetere i capitoli per osservare tutte le storie, senza le quali non è possibile avere un quadro completo della vicenda. Il totale si aggira intorno alle sei ore, ad un costo (un pelino alto?) di 34,99€, anche in edizione fisica.

8.5

Giudizio Finale

Recensione The Invisible Hours – Giudizio Finale – The Invisible Hours è un grosso esercizio di stile che, tuttavia, prende forma e ne fa una sua forte identità. La scrittura è eccelsa, così come i dialoghi, mai pesanti o prolissi, e viverli attraverso la realtà virtuale aggiunge quel tocco di profondità in più. L’assenza quasi totale di interattività nella vicenda desta inizialmente perplessità, e chi cerca e chiede solo del tasso di sfida nei videogiochi dovrebbe rivolgersi altrove. Gli altri farebbero bene a mettersi in testa il visore, per gustarsi un esperimento che è più di un prova: superati i limiti, quello di Tequila Works è un esempio, uno spettacolo teatrale, assimilabile da una moltitudine di lati, in grado di rappresentare un passo in avanti nella narrativa videoludica. Tra le esperienze VR più memorabili dell’anno, senza dubbio.

PRO CONTRO
  • Esperienza originale
  • Narrativa superba
  • Una pletora di scene meravigliose
  • Grandi prove attoriali
  • Resa grafica più sfocata del dovuto
  • Qualche momento morto

Recensione The Invisible Hours – Trailer

Recensione The Invisible Hours – Screenshot

  • Savenyx

    è un peccato non sia in italiano