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The Last Guardian – Tutta questa attesa, e poi? (recensione)

Giorgio Palmieri E poi è un viaggio indimenticabile.

Recensione The Last Guardian Ne sono state dette tante su The Last Guardian, prima e dopo la sua uscita. D’altronde, quando un progetto portato avanti per quasi dieci anni vede finalmente la luce, è naturale aspettarsi pareri profondamente discordanti tra loro. È la solita cantilena basata sul cosa sarebbe potuto essere quel determinato prodotto che, a dirla tutta, su The Last Guardian funziona solo a metà.

L’ultima fatica firmata da Fumito Ueda è, sì, figlia di una gestazione travagliata, e il suo sviluppo, nato su PS3 per poi essere spostato su PS4, ne ha pagato le conseguenze. Non si tratta però di accontentarsi, ma di godersi un viaggio unico, uno di quelli che si vedono raramente sulla scena videoludica, specie nelle grandi produzioni. Mettetevi comodi e scopriamolo insieme.

Video Recensione The Last Guardian

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro.

Gioie e dolori

Iniziamo col dire che The Last Guardian cerca di raccontare una storia di amicizia come nessuno aveva fatto prima d’ora. In passato, una manciata di studi si sono cimentati con progetti dalle stesse intenzioni, tra cui segnaliamo Majin and the Forsaken Kingdom e anche il curioso Papo & Yo. Tuttavia, il legame empatico che si instaura tra i due protagonisti di The Last Guardian è incredibile per il modo in cui si evolve durante l’arco narrativo.

Il gioco segue le vicende di un ragazzino e di una bestia chiamata Trico. La storia comincia dal momento nel quale si incontrano per la prima volta, in un posto remoto e sconosciuto, e nessuno dei due sembra sapere come ci siano finiti. Per uscirne fuori illesi, ciascuno avrà bisogno dell’altro, in egual misura, in un rapporto che prende piede sin dai primi istanti.

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La commistione di generi a cui The Last Guardian attinge verte principalmente su rompicapi ambientali fusi al platform, un miscuglio che raggiunge la sua forma più pura, nonché più concreta, col progredire delle ore. L’avventura è perennemente permeata da un senso di solitudine, con cui si entra in sintonia solo e soltanto attraverso una certa dose di pazienza. Questo perché Trico è la chiave del gameplay, una creatura tanto gigantesca e maestosa, quanto indisciplinata: come si muove, come reagisce e come agisce fa paura: fa paura la naturalezza e l’imprevedibilità del comportamento, dell’intelligenza artificiale innovativa che lo anima, ed è proprio su questo perno che ruota la grandezza del gioco.

Che sia chiaro: The Last Guardian si prende tempo per essere apprezzato, tempo che poi utilizza per confezionare scene emozionanti alle quali vi legherete in virtù dell’amicizia credibile dei personaggi. La relazione tra Trico e il giovinetto infatti cresce materialmente insieme al giocatore: tra un’arrampicata e l’altra, tra un salto in groppa alla bestia e pericoli mistici con i quali avrete a che fare, vi accorgerete come Trico sarà sempre più ubbidiente e fedele ai vostri comandi.

Per la cronaca, la struttura è priva di orpelli, quasi da considerarsi spoglia: nessuna mappa, nessun indicatore, pochi comandi e niente abilità speciali, ma solo voi e il vostro fido compagno piumato, dove capire l’ambiente circostante è una tappa fondamentale per risolvere il crescendo di enigmi che compongono la maggior parte della sostanza del titolo, alcuni dei quali davvero geniali.

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Peccato che l’avventura sia afflitta da due problematiche piuttosto pesanti: una, senz’altro la più importante, è la telecamera, che definire anarchica è poco. Gestirla risulta un’operazione alquanto artificiosa, e si rivela incapace di seguire con costanza l’azione a schermo; l’altro difetto risiede nel controllo del personaggio, contraddistinto da un tempo, che intercorre tra il comando impartito e l’effettiva azione, abbastanza evidente. Di conseguenza, scendere a compromessi con questi problemi non è facile: la frustrazione si nasconde dietro l’angolo soprattutto nelle fasi platform e, per quanto l’abitudine possa ammorbidire questi grattacapi, è innegabile che siano fin troppo macchinosi.

Bisogna poi sottolineare che il game design di The Last Guardian è talvolta incerto. Infatti, la risoluzione dei puzzle non sempre è intuitiva, perché in certe situazioni Trico non agirà immediatamente secondo i vostri ordini e si prenderà molto tempo prima di compiere un’azione.

Nonostante sia una scelta autoriale fatta apposta per rendere il mostro ancora più reale, e per sottolineare le difficoltà di comunicazione tra il bambino e la creatura, non possiamo non ammettere che in determinate zone volevamo sinceramente lanciare il controller dalla finestra perché Trico non ne voleva proprio sapere di rispondere ai comandi, per poi ridursi a risolvere l’enigma da solo. È anche vero che la bestia diventa sempre più affidabile durante il gioco, ma la mancata reattività, in alcuni frangenti, è sconfortante.

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Per quanto riguarda invece la parentesi visiva, The Last Guardian sfoggia una vena artistica ispiratissima, coerente con i suoi predecessori spirituali. Prima di tutto spicca la superba realizzazione di Trico, con le piume che reagiscono al vento e la bellezza nel vederlo muoversi all’interno degli ambienti con una genuinità meravigliosa. Non abbiamo mai visto una creatura così reale in un videogioco.

La palette di colori, poi, composta più che altro da beige e verde, conferisce all’estetica un tratto onirico davvero dolce, che cosparge luoghi bellissime da visitare, e che stupiscono continuamente per la maniera in cui sono stati costruiti. Purtroppo molte texture visibilmente a bassa risoluzione, e un uso pronunciato di effetti di luce e di sfocatura, mettono in risalto lo sviluppo travagliato, accompagnato da alcuni modelli la cui mole poligonale non è proprio entusiasmante.

Almeno la fluidità risulta quasi sempre stabile su PS4 Pro, e i fotogrammi al secondo si attestano sui trenta circa, cosa che non fa rimpiangere l’assenza dei tanto agognati 60 fps visto e considerato il ritmo e il tipo di gioco. In realtà, in un paio di occasioni si sono presentati alcuni cali molto pesanti: per fortuna niente di così grave da scalfirlo, almeno, appunto, su PS4 Pro.

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Più che buona invece la colonna sonora, sebbene non sia sempre presente durante il gioco proprio per accentuare il senso di solitudine, ma c’è da sottolineare che, quando la musica si presenta, irrompe con una forza sovrumana. Infine, vi informiamo che l’avventura può essere terminata in circa 12 ore, e tenete a mente che non è un titolo propriamente rigiocabile.

8.0

Giudizio Finale

Recensione The Last Guardian – Giudizio Finale – The Last Guardian non è un titolo per tutti o, perlomeno, non è quel titolo che ci sentiremmo di consigliare a qualsiasi persona, ma è di sicuro il videogioco che ci ha fatto ricordare perché li amiamo. L’ultima opera di Ueda è fuori dal tempo e dai canoni odierni, ma è anche introspettiva e intima, e ognuno la recepirà in maniera diversa: al di là del genere a cui appartiene, quello del rompicapo, The Last Guardian è sorprendente perché riesce a raccontare una storia di amicizia digitale verosimile lasciando da parte filmati e dialoghi, e la narra quasi esclusivamente tramite il videogioco. I problemi ci sono, e negarli non sarebbe corretto. In ogni caso, vogliamo più produzioni di questo calibro: l’industria videoludica ne ha disperatamente bisogno.

PRO CONTRO
  • Trico è una creatura straordinaria, rivoluzionaria
  • Una storia di amicizia raccontata col, e non “nel”, videogioco
  • Artisticamente ispiratissimo
  • Telecamera anarchica
  • Controlli macchinosi
  • Game design talvolta incerto, con problemi di reattività da parte di Trico

Recensione The Last Guardian – Trailer

Recensione The Last Guardian – Screenshot