The Legend of Zelda: Link’s Awakening, tra nostalgia e ricordi mai avuti (recensione)

Giorgio Palmieri

Recensione The Legend of Zelda: Link’s Awakening – Tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo soffiato un batuffolo di dente di leone per fare in modo che la dea bendata ci guardasse. Ricordo che da piccolo, in campagna, andavo alla ricerca di questi fiori seghettati nella speranza che si realizzare un desiderio, il mio desiderio: avere un Game Boy. La prima console portatile di Nintendo è stata sempre un sogno e, vi anticipo, non l’ho mai avuta: volevo Pokémon, volevo Mario, volevo assolutamente Link’s Awakening. E ora siamo qui: è buffo trovarsi oltre vent’anni dopo con Nintendo Switch in mano e il restauro di The Legend of Zelda: Link’s Awakening nella cartuccia. Ed è meno buffo rendersi conto del tempo che passa. Ecco la nostra recensione.

Editore Nintendo
Sviluppatore Grezzo
Piattaforme Nintendo Switch
Genere Avventura
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Italiano
Prezzo e acquisto 59,99€

I videogiochi, quelli sani

Fa strano che Nintendo abbia deciso di tirar fuori il rifacimento di The Legend of Zelda: Link’s Awakening su Nintendo Switch dopo quella bestia che è stata Breath of The Wild, ma, pensandoci per al più un paio di secondi, tutto assume un senso: se l’ultima avventura di Link ha stravolto l’impostazione tipica della saga, regalandoci quella che possiamo già candidare tra le avventura della generazione, Link’s Awakening ci ricorda semplicemente cos’è Zelda, cos’è l’avventura e cos’è, soprattutto, il videogioco.

L’originale è apparso su Game Boy nel 1993: una console che, per quanto la portatilità fosse considerata avveniristica all’epoca, risultava già obsoleta se paragonata ai sistemi casalinghi, sia per una questione puramente visiva, sia per un aspetto legato alla pochezza di pulsanti. La ricostruzione su Nintendo Switch, curata da Grezzo, acquisisce dunque un duplice scopo: quello di farci riscoprire un classico sotto una nuova veste grafica, e, il più importante, quello di permetterci di viverlo nella maniera più comoda e fruibile possibile.

Ne consegue anzitutto un ripensamento totale dell’estetica, caratterizzata da una direzione artistica che ha trasformato l’isola di Koholint in una dolcissima casa delle bambole. Vorremmo tanto toccarla, anche solo digitalmente con l’ausilio della realtà virtuale: le animazioni, la cura degli interni, la scelta cromatica, tutto dona un carisma irresistibile a cui non si può rimproverare nulla. Dà valore agli assurdi personaggi che popolano l’universo miniaturizzato, amanti delle bizzarrie e dalle deliziose sembianze giocattolose.

Quanto alla fruizione del gioco in sé, Grezzo ha eliminato la struttura a schermate, che rimane solo nei sotterranei: adesso, le fasi esplorative all’aperto sono regolate da una telecamera a volo d’uccello più moderna, che segue attentamente Link e non lo perde mai di vista. La presenza di più pulsanti su Switch si riflette poi sulla maggiore fruibilità cui accennavamo poc’anzi, che consente di muoversi in otto direzioni con l’analogico, di equipaggiare più oggetti e di effettuare più azioni senza passare dall’inventario. Anche la mappa ha ricevuto una rivisitazione estetica: oltre ad essere esplicativa, consente ora di applicare dei segnalini per aiutare l’orientamento.

Peccato che non tutto sia collocato al posto giusto, e che Grezzo non abbia ripulito a dovere il codice che muove la beltà della grafica, la quale presenta una fluidità instabile. Salta dai sessanta ai trenta fotogrammi al secondo soprattutto nelle fasi all’aperto: i cali sono visibili ma non drastici, e abbiamo motivo di credere che prima o poi forse si riusciranno a risolvere, anche se i primi aggiornamenti sembrano non aver migliorato affatto la situazione. È un problema che non tocca invece i sotterranei, fluidi e mai persi in incertezze. Altro aspetto che potrebbe far giustamente storcere il naso è nel prezzo di lancio, pari ad una qualsiasi nuova produzione: una cifra di circa quaranta euro sarebbe stata più congrua, e avrebbe convinto anche i più restii a dargli una chance. Segnaliamo poi una novità di poco spessore, incentrata sull’uso degli Amiibo, nei quali i giocatori possono salvare dei livelli personalizzati, basati sulle stanze visitate nell’avventura: proprio perché non è possibile crearne una da zero, crediamo che non avrà vita lunga. Forse è solo un banco di prova per un eventuale, futuro Zelda Maker?

Malgrado le criticità, quel che ci piace di The Legend of Zelda: Link’s Awakening è la sua compattezza, che non dovrebbe farvi solo pensare ad un’avventura più piccola del solito, seppur di fatto lo sia, ma ad una densa e attenta al più minuscolo dei dettagli. Utilizza furbescamente alcuni dei personaggi provenienti dall’universo Nintendo per variare la ricetta: accenna minigiochi, enigmi intuitivi, combattimenti, sotterranei costruiti sapientemente, fasi di piattaforme bidimensionali e tridimensionali, per un’avventura tra le più variopinte della serie, il cui scopo è quello di raccogliere gli otto strumenti musicali per svegliare il misterioso Pesce Vento. Crediamo sia una delle migliori con cui iniziare ad addentrarsi nei meandri di questa saga storica, una delle poche capaci di bilanciare tutti gli elementi cardine della formula, senza esagerare con enigmi troppo complessi né con l’esplorazione disorientante: inanella situazioni genuinamente divertenti e li unisce con piccoli, dolci colpi di scena. Viene da sé il discorso, ovvio, che la compattezza deriva dalle radici: del resto, è pur sempre un gioco nato su Game Boy, eppure rimaniamo senza parole nel notare come sia ancora attualissimo. E sapete? È proprio vero che le cose belle non invecchiano mai.

8.5

Giudizio Finale

Recensione The Legend of Zelda: Link’s Awakening  Giudizio Finale – The Legend of Zelda: Link’s Awakening incarna l’essenza del videogioco, dove il mistero e la scoperta la fanno da padrone. Il rifacimento sfiora la perfezione e migliora tutto, ma proprio tutto il materiale originale: è una melodia incantevole che stona solo nella fluidità altalenante. Detto questo, fate in modo di giocarci. Fate in modo che i vostri figli, i vostri fratelli, i vostri parenti più giovani (e non) lo giochino: educateli al videogioco sano, quello con un inizio e una fine, quello che stimola la curiosità e ricompensa l’accume. Fategli vivere uno dei più grandi tra i piccoli capitoli di Zelda.

PRO CONTRO
  • Direzione artistica più che indovinata
  • Esperienza migliorata in ogni aspetto
  • Piccolo, ma dal cuore grande
  • Vario, perfetto per i neofiti
  • Fluidità instabile
  • Prezzo di lancio salato
  • I sotterranei Amiibo lasciano il tempo che trovano

Trailer

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