8.5

The Persistence – Orrore spaziale (recensione VR)

Giorgio Palmieri

Recensione The Persistence – Immaginate una nave spaziale, distante decine di migliaia di anni luce dalla Terra. Immaginate di essere voi, gli unici superstiti su quella nave, inghiottita dal buio. Signore e signori, benvenuti sulla The Persistence: mettetevi comodi, perché questa è la nostra recensione.

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Editore Firesprite
Sviluppatore Firesprite
Piattaforme PSVR
Genere Roguelike, avventura, horror
Modalità di gioco Singolo giocatore, multigiocatore (locale con app)
Lingua Testi in italiano
Prezzo e acquisto 29,99€

Dead Space risorge

Di The Persistence ne abbiamo sentito parlare in un paio di occasioni, ma mai in maniera chiara, limpida. Nemmeno la versione dimostrativa distribuita verso la fine dello scorso anno riusciva a raccontarsi bene al suo pubblico, benché fosse già in uno stadio avanzato di sviluppo.

In buona sostanza, la creatura della inglese Firesprite è un roguelike nel mero senso del termine, imbevuto in un contesto d’orrore fantascientifico, e infornato nella realtà virtuale. Tuttavia, a differenza della classica struttura procedurale, sulla quale questo si erge allo stesso modo di altri, The Persistence segue una sorta di narrativa con un inizio e una fine, incentrata su cinque obiettivi da portare a termine per tornare a casa incolumi, il tutto vestendo i panni della responsabile della sicurezza Zimri Eder – anche se, in realtà, non si tratta della “vera” Zimri Eder.

La navicella infatti dispone di un’avanzata tecnologia in grado di “stampare” involucri di carne della protagonista, con annessa mente in formato digitale, ogni volta che incontra la morte: strano ma plausibile, questo astruso, bizzarro ciclo continuo di clonazione mira a salvaguardare l’impresa spaziale in casi disperati. Ad aiutarvi nell’ardua impresa, ci sarà la voce di Serena, un’altra specialista dell’equipaggio.

Tra voi e la salvezza, come ovvio che sia, vi sono ben quattro settori da superare, ciascuno dei quali ripieno di mostri pronti a smembrarvi vivi, nati da un tragico incidente che ha mutato geneticamente tutti gli abitanti della nave. L’incipit, indubbiamente, ha un che di affascinante, ma si sviluppa senza particolari sorprese, con brevi discorsi via radio tra i due personaggi, i cui sottotitoli scorrono piuttosto in fretta, e qualche rara scena d’intermezzo, l’essenziale per dare una direzione al giocatore.

Partendo da una base operativa, dalla quale potrete fare incetta di potenziamenti tramite le varie valute raccolte nella sessione precedente, bisognerà poi procedere tra le lugubri stanze dell’astronave, caratterizzata da un’impalcatura procedurale. Nonostante la natura randomica dei livelli, ciascuno possiede un preciso tema estetico e diversi punti fermi, come terminali, casse di scorte, tipologie di nemici e obiettivi primari, gli stessi a cui facevamo riferimento qualche riga più sopra. Il compito principale, dunque, è sempre quello di dirigersi verso una stanza specifica, appositamente segnalata, per avanzare nell’avventura.

Come si configura la giocabilità è presto detto: l’alchimia di gioco fonde la visuale in soggettiva al survival horror, con una grande enfasi sulla furtività, dove l’unico sistema di controllo disponibile è il semplice DualShock. Il movimento risulta libero, eventualmente personalizzabile con una miriade di modifiche atte a rispettare le esigenze di ognuno, e la mira è legata alla rotazione della testa, come già visto in altre produzioni: le stesse azioni contestuali, dall’apertura delle porte alla raccolta di oggetti, avviene con il solo sguardo. Sfortunatamente, il team di sviluppo non ha preso minimamente in considerazione i controlli di movimento. Un vero peccato, considerando quella gioia di Aim Controller che alberga sulla mensola da troppo tempo, e che speriamo di poter imbracciare il più presto possibile.

Ciò detto, quello che l’esperienza trasmette è la comodità, in tutto e per tutto, a partire dall’interfaccia intelligente, per poi passare ai tanti oggetti trasportabili senza vincoli assurdi, anche se avremmo preferito delle descrizioni più accurate per le statistiche, lasciate all’ombra delle interpretazioni. Anche il disegno dei livelli evidenza una chiarezza organica, priva di brusche alture capaci di alimentare la chinetosi: al loro posto emergono delle pedane di teletrasporto per cambiare piano, e dei cunicoli attraversabili accucciandosi, ottimi anche per evitare occhi indiscreti. Purtroppo vige un pizzico di ripetitività nell’algoritmo, in virtù del fatto che l’organizzazione degli interni non brilla in termini di varietà. D’altra parte, il lavoro svolto nelle mappe è encomiabile, schematizzate in miniature dell’intero settore, sempre richiamabili all’occorrenza per essere consultate.

L’intera conduzione invece gira attorno ai FabChip, monete spendibili negli appositi fabbricatori, divisi in categorie, per acquistare armi e gadget: ciò significa che le pistole dovranno essere prelevate dal distributore per armi da fuoco, quelle ravvicinate da un altro, e le granate da un altro ancora, motivo per cui avrete l’obbligo di spostarvi presso i negozietti desiderati per recuperare certi equipaggiamenti, anche al costo di superare settori rischiosi, pieni zeppi di mostri. La scelta, insomma, sta a voi.

Morendo, però, perderete tutti gli oggetti comprati nella partita, ma non le valute: FabChip, Cellule Staminali – per potenziare le statistiche dell’eroina – e i Gettoni Erebus – per migliorare permanentemente l’equipaggiamento – rimangono nelle tasche del giocatore anche dopo la morte. Ritornare in campo quindi significa essere ancora più forti di prima, vista l’esponenziale crescita del personaggio, realizzata con tutti i crismi del caso. Vi sono anche gli Schemi, innesti a rarità crescente lasciati cadere sporadicamente dai nemici e dalle casse di scorte, grazie ai quali è possibile incrementare ulteriormente i parametri del personaggio.

Notevole è anche la dotazione, anche se si sente la mancanza di armi da fuoco a due mani, data la sola presenza di pistole: tuttavia, va premiata la creatività e diversità dei dispositivi, da ganci gravitazionali con cui scagliare in aria i nemici, a congegni per rallentare il tempo, in una discreta varietà di approcci al combattimento. Al centro della ricetta, comunque, c’è la gestione delle risorse, proprio perché le armi, specie nelle prime battute dell’avventura, dispongono di pochissime munizioni.

Inoltre, potrete attingere da una barra energetica che si ricarica nel tempo, chiamata Materia Oscura, per attivare un sesto senso che vi permette di guardare attraverso i muri, e per effettuare dei piccoli teletrasporti, molto comodi durante le fasi più concitate. Chiude il cerchio uno scudo, attivabile con il dorsale sinistro, di vitale importanza per evitare ingenti quantità di danno nelle lotte corpo a corpo, e non solo.

Diversi sono i nemici da affrontare e varie sono le abilità che li distinguono, tra cui spiccano non morti armati di bocche da fuoco, bestie dotate di notevole forza fisica, streghe urlatrici e i disgustosi Lurker, creature malefiche che amano nascondersi per sbucare all’improvviso in un secondo momento, senz’altro i nostri preferiti. Niente che non si sia già visto nell’immaginario d’orrore, e di sicuro qualche altro schema comportamentale in più non avrebbe guastato, eppure quelli presenti incutono inquietudine, e svolgono bene la loro mansione.

Per portare a termine la campagna principale, avrete bisogno di un tempo variabile che va dalle sei alle dieci ore, a cui ne vanno aggiunte diverse altre nel caso vogliate sviluppare fino in fondo l’alter ego virtuale. La difficoltà, inizialmente più alta della media dei titoli VR, tende ad abbassarsi in maniera tangibile nella seconda fetta dell’avventura, non appena disporrete di una manciata di potenziamenti, cosa che va a snaturare in parte la componente survival horror, ponendo però un’enfasi maggiore sull’azione: una deriva che non ci è affatto dispiaciuta.

Nell’offerta, poi, sbuca una modalità sopravvivenza, sbloccabile una volta completata la già citata campagna, nella quale sarete chiamati a completare percorsi procedurali in meno di dieci vite.

La chicca finale risiede infine nella cooperativa in locale, gestita con una tecnologia simile a quella vista nella serie PlayLink. Nel dettaglio, un giocatore indosserà il caschetto, mentre un massimo di quattro partecipanti potranno interagire nella medesima sessione di gioco tramite un’app, sul proprio dispositivo Android o iOS, per aiutare, o mettere i bastoni tra le ruote all’utente VR, a vostra completa discrezione. I nostri test sono avvenuti su Samsung Galaxy S8, dove l’applicativo andrebbe ottimizzato, a causa del posizionamento errato dei pulsanti, e su Asus Zenfone 3, sul quale tutto è filato liscio come l’olio.

Parlando di grafica, in quanto a conta poligonale c’è poco di così complesso, atmosferico e opprimente su PSVR: avrà dalla sua un’interattività con l’ambiente ridotta al minimo indispensabile, e una direzione artistica un po’ fredda – essendo ambientato nella sola nave spaziale – , eppure The Persistence vanta modelli e texture di ottima qualità, tra le migliori sulla piazza della realtà virtuale di Sony. Ne paga il prezzo un pelino la definizione, pulita e priva di seghettature in realtà, ma schiava di una lieve patina sulle medie distanze che non rende perfettamente l’illusione di profondità in certe occasioni, complici soprattutto i limiti della periferica. Sul fronte sonoro spicca indubbiamente l’effettistica, con suoni furbi, inseriti per incutere terrore, riuscendo perfettamente nell’impresa.

8.5

Giudizio Finale

Recensione The Persistence  Giudizio Finale – Mentre scorrono sullo schermo i nomi di chi ha dato vita a The Persistence, tiriamo un sospiro di sollievo, perché sono queste le esperienze di cui ha bisogno la realtà virtuale, esperienze riconducibili al videogioco tradizionale: idee che non sono semplici idee, ma videogiochi, con un inizio, uno svolgimento e una fine. Prima di essere un degno esponente della tecnologia VR, perfetto per chi volesse avvicinarvisi, la creatura di Firesprite è un roguelike competente e ben fatto, una digressione del survival horror meritevole d’attenzione.

PRO CONTRO
  • Visivamente notevole…
  • Buona crescita del personaggio
  • Armi e gadget vari, interessanti
  • Stuzzicante l’idea della cooperativa locale
  • Comodo, dall’ottimo studio di controlli e interfaccia
  • … ma artisticamente un po’ piatto
  • Narrativa accessoria
  • Nessuna compatibilità con i controller di movimento

Recensione The Persistence – Trailer

Recensione The Persistence – Screenshot