The Sinking City: per gli amanti di H.P. Lovecraft (recensione)

Lorenzo Delli

Recensione The Sinking City – La nuova fatica di casa Frogwares, software house ucraina celebre per la serie Le Avventure di Sherlock Holmes (oltre 7 milioni di copie vendute in tutto il mondo), torna a dire la sua con un titolo palesemente dedicato agli appassionati di H.P. Lovecraft. Le meccaniche di gioco comunque, un vero e proprio mix di generi, potrebbero attirare anche quell’utenza in cerca di un’esperienza diversa dal solito. Scopriamo insieme The Sinking City!

Editore Bigben
Sviluppatore Frogwares
Piattaforme PS4, Xbox One, PC
Genere Avventura
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Audio: inglese, Testi: italiano

The Sinking City viene descritto dai suoi stessi sviluppatori come un gioco di avventura e di investigazione ambientato in un open world ispirato all’universo di H.P. Lovecraft. La descrizione, per quanto breve, calza a pennello. Nella nuova fatica di Frogwares ci caleremo nei panni di Charles Reed, un investigatore privato di Boston che per indagare su delle visioni che lo tormentano da settimane viaggerà fino alla cittadina di Oakmont, in Massachusetts. Il tutto è ambientato intorno al 1920.

La cittadina si trova su un’isola e Reed non è l’unico in preda ad allucinazioni che si è recato lì in cerca di una spiegazione. Il problema è che gli Stranieri, così definiscono gli autoctoni queste persone attirate sull’isola, dopo poco impazziscono e spariscono, spesso a seguito di episodi di incontrollata violenza . E come se non bastasse Oakmont ha da poco subito un’inondazione che ha portato con sé creature che sembrano partorite dalla stessa follia che colpisce gli stranieri che arrivano sull’isola. Ma qualcosa non torna: i cittadini affrontano il tutto quasi come fosse la normalità, e come se non bastasse ad Oakmont ci sono generazioni di esseri umani, appartenenti a famiglie radicate da secoli in quei luoghi, che sembrano nate dall’incrocio tra specie ittiche, scimmie ed esseri umani.

Insomma, di elementi per caricare il tutto di mistero ce ne sono un bel po’, e avanzando nel gioco ne scoprirete sempre di più. Ovviamente il tutto è legato a doppio filo alla “mitologia” di Lovecraft, ma bisogna riconoscere agli autori di avere fatto in modo di introdurre il giocatore gradualmente a ciò che avviene ad Oakmont, in modo da unire piano piano i pezzi come tessere di un puzzle anche se si tratta della prima volta che ci si avvicina a questo universo. E il bello di The Sinking City è proprio questo: fedele alla sua natura investigativa, il gioco cerca di mettervi sulla strada indizi di vario genere che si intrecciano man mano che avanzate. Utilizzerete di frequente il diario, un raccoglitore prezioso di tutto ciò che vedete, ascoltate o scovate, e il Palazzo Mentale, che alla stregua di un novello Sherlock Holmes vi permette di incrociare le informazioni per ottenere deduzioni di varia natura.

Concentriamoci un attimo sull’eroe dell’avventura. Anzi, sull’anti-eroe: Reeds è magro, consumato dall’assenza di sonno (per via delle allucinazioni), pieno di cicatrici, con un passato pesante alle spalle che probabilmente è legato a ciò che sta accadendo ad Oakmont. Anche da quello che indossa, vestiti vecchi e consumati quasi quanto lui ed un zaino anti-estetico sempre in spalla, Reeds non sembra certo l’uomo a cui affidarsi. Tutt’altro che la classica figura dell’eroe senza macchia e senza paura che arriva sul posto per risolvere la situazione. Ed è anche per questo che in qualche modo ci si affeziona a lui. Grazie alle allucinazioni, si fa per dire, il protagonista è in grado di entrare in un particolare stato mentale che lo rende capace di seguire indizi solitamente celati, spesso connessi a quanto di strano accade sull’isola. Utilizzare questo potere può portarlo però alla follia: c’è un apposito indicatore sulla sinistra, e come se non bastasse Reeds sarà colpito da giramenti di testa e da visioni che si rifletteranno sulla telecamera di gioco.

Oakmont è organizzata per certi versi come una sorta di open world. Ci ricorda molto quanto visto in Vampyr, e non è assolutamente un male. Non tutti gli edifici sono esplorabili liberamente, e varie location risulta più logico esplorarle se un determinato indizio vi porta lì. L’inondazione a cui facevamo cenno prima rende obbligatorio spostarsi utilizzando anche piccole imbarcazioni a motore. La fase esplorativa in acqua è un mero contorno che aggiunge poco all’esperienza di gioco, se non appunto il proiettarvi nel disagio che possono provare i cittadini. Con il tempo scoprirete che grazie alle cabine telefoniche attiverete dei punti di fast travel piuttosto utili.

The Sinking City presenta anche una piccola seppur gradita dose di elementi ruolistici che cercano di impreziosire l’esperienza. Risolvendo i casi della trama principale o quelli proposti da varie quest secondarie riceverete punti esperienza. Accumulandoli potrete spendere punti abilità in vari rami, indirizzati a migliorare le fasi di combattimento, di esplorazione e di investigazione. Ci sono anche meccaniche rudimentali di gestione dell’inventario e dell’equipaggiamento, e come già accennato ci troveremo anche ad affrontare creature paranormali con armi bianche o da fuoco di vario genere. Grazie ai materiali che scovate durante le vostre scorribande potrete anche assemblare proiettili e medkit. Vi avvisiamo però: non vi aspettate un granché dal sistema di combattimento. Le meccaniche di shooting sono appena accennate, e gli attacchi in corpo a corpo sono sufficientemente goffi da portarvi a sbagliare in più di un’occasione.

Sempre per quanto riguarda la vena ruolistica c’è da specificare che il gioco lascia una certa libertà di azione sia per la risoluzione di alcuni casi, sia per quanto riguarda come decidete di comportarvi in determinate occasioni. Già dal primo caso che vi trovate ad affrontare sarete chiamati a decidere cosa raccontare e cosa tenere nascosto per eventualmente salvare (o condannare) i personaggi secondari coinvolti. A tal proposito Sinking City presenta quindi anche un discreto grado di rigiocabilità, anche grazie ai vari livelli di difficoltà impostabili.

Alti e bassi per quanto riguarda il comparto tecnico. Sul fronte audio particolarmente azzeccate le musiche e gli effetti sonori, che contribuiscono a trasmettere quel senso di oppressione e di mistero tipico delle atmosfere lovecraftiane. Più che discreto anche il doppiaggio inglese, con voci sufficientemente caratterizzate. Tranquilli: il gioco è completamente tradotto in italiano (tranne il doppiaggio appunto), il materiale da leggere è un bel po’ e grazie alla traduzione non avrete problemi di sorta. Il comparto grafico è quello che fa ovviamente più discutere.

Oakmont, i personaggi e la realtà distorta che caratterizza la storia e le ambientazioni sono ben riprodotte, ma si vede che non siamo di fronte ad una produzione di qualità eccelsa (da un punto di vista grafico, si intende). I bug grafici sono all’ordine del giorno, su PC abbiamo avuto anche qualche calo repentino di frame rate in occasioni del tutto casuali, non imputabili a particolari scene frenetiche o impegnative. In certi casi gli assets tendono a ripetersi e le texture degli elementi che caratterizzano le ambientazioni non sono sempre all’altezza delle aspettative. Idem dicasi per le animazioni, anch’esse afflitte da qualche sbavatura di troppo. Nonostante i problemi però, lo stile grafico ha una sua identità ben precisa e si riesce ad apprezzare il lavoro svolto dal team, specialmente per quanto riguarda la caratterizzazione di personaggi e ambienti. Con un piccolo sforzo riuscirete ad immergervi nella storia e a concentrarvi sugli indizi e su quanto dovete fare per procedere tralasciando i difetti elencati.

7.5

Giudizio Finale

Recensione The Sinking City  Giudizio Finale – Bene ma non benissimo. Potremmo riassumere così The Sinking City, una produzione caratterizzata da una direzione artistica ispirata, da dinamiche di gioco che, almeno sulla carta, risulterebbero in un mix interessante e vincente, ma che cade purtroppo su un comparto tecnico che non risulta curato come il resto del gioco. La nuova fatica di Frogwares fa di tutto per incuriosirvi, per trascinarvi sempre più a fondo insieme all’anti-eroe protagonista della storia, e al netto dei difetti ci riesce anche. Un gioco del genere meritava forse qualche sforzo in più, ma ciò non toglie che gli amanti del genere e gli appassionati della lore di Lovecraft troveranno senza dubbio pane per i loro denti. Per certi versi ci ha ricordato Vampyr di DONTNOD, un’altra produzione che con qualche sforzo in più poteva ricevere maggiori consensi (soprattutto dal pubblico pagante). Su console il gioco risulta ancora un po’ troppo caro per quello che ha da offrire, ma siamo sicuri che entro breve calerà di prezzo quanto basta per renderlo sufficientemente appetibile ad un pubblico più vasto.

PRO CONTRO
  • Atmosfere azzeccate
  • Mix di vari generi…
  • Tanti dialoghi, personaggi caratteristici
  • Comparto grafico non al top
  • … alcuni appena accennati
  • Prezzo troppo alto su console

Trailer

Screenshot

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