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The Solus Project – Perso nel nulla… che fai? (recensione)

Giorgio Palmieri -

Recensione The Solus Project – Lo stress fa ingrassare, alimenta l’ansia, incide sulla qualità della vita, insomma, non è una cosa bella. D’altro canto, quando l’umanità è sull’orlo dell’estinzione e tu rappresenti l’ultima speranza, be’, un po’ di pressione addosso te la puoi permettere. Ecco la nostra recensione di The Solus Project, ennesimo titolo che può essere affrontato sia normalmente, che attraverso la realtà virtuale.

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Editore Teotl Studios
Sviluppatore Hourences, Grip Games
Piattaforme PS4, XB1, PC, PSVR, Oculus Rift, HTC Vive
Genere Avventura, sopravvivenza
Modalità di gioco Singolo giocatore

Video Recensione The Solus Project

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco provenienti da PS4, PS4 ProPSVR.

Wiiiilson!

The Solus Project nasce come videogioco tradizionale, per poi essere stato riadattato su HTC Vive e Oculus Rift, e solo dopo su PSVR. Infatti, i nostri test si sono concentrati maggiormente sulla versione a realtà virtuale del titolo in questione, in special modo sull’edizione dedicata al visore di Sony: il formato VR gli calza a pennello, visto il genere e l’intenzione dell’avventura, dalla quale sgorga il mistero nella sua più pura essenza.

Si vestono i panni dell’unico superstite di una spedizione spaziale, alla ricerca di un possibile luogo sicuro in cui fondare una nuova colonia. Peccato che, a causa di una serie di sfortunati eventi, l’astronave sulla quale viaggiava il nostro eroe si è schiantata su un pianeta deserto, Gliese-6143-C, causando la morte dell’intero equipaggio, eccezione fatta per il fortunato protagonista. Uno scenario tetro, che mai e poi mai vorreste vivere nella vita vera, ma che sulla realtà virtuale assume tutto un altro significato.

Visuale in soggettiva e qualche scarto in spalla raccattato in giro, bisognerà esplorare la terra sconosciuta, per portare alla luce i segreti di un pianeta alieno collegato, a sua volta, da un’immensa rete di grotte, gallerie, tombe, caverne, e chi più ne ha, più ne metta.

Nel mentre, è necessario prestare attenzione ad una serie di indicatori che vanno a definire l’aspetto di sopravvivenza del titolo, come la sete o il freddo ad esempio, elementi classici del genere la cui importanza, ed invadenza, può essere personalizzata ad inizio partita: se non ne volete proprio sentire parlare di cibare il vostro personaggio, potreste ridurre al minimo la loro incidenza, per godervi solo (o quasi) le fasi esplorative. La stessa cosa vale nel caso in cui vogliate aumentare la difficoltà, e quindi il peso della presenza di fame, sonno e così via. A dire il vero, il sistema che sostiene l’elemento survival pare essere messo tanto per fare numero, per riempire una formula che, a conti fatti, è molto elementare: i territori abbondano di risorse e gestirle risulta essere un’operazione meccanica e fine a se stessa.

Trattandosi di un’avventura, però, The Solus Project sfoggia posti stilisticamente curiosi, che si fanno via via sempre più interessanti, congiunti a puzzle e ad una narrativa ambientale semplice, ma capace di delineare i connotati di un luogo inquietante, non avaro di sorprese. L’atmosfera è ben costruita, e in alcuni frangenti si prova del genuino terrore, tra l’imprevedibilità del clima nelle sezioni all’aperto, e la mancanza d’aria nelle fasi al chiuso. Quest’ultimo, in teoria, dovrebbe essere un eufemismo, ma in pratica il gioco riesce a trasmettere un piacevole, e paradossale, senso claustrofobico, una sensazione che schiaccia, cosa che, per quanto bella essa sia, rende l’esplorazione talvolta scomoda e confusionaria, con indicatori a schermo non sempre capaci di segnare la retta via.

Si viaggia dunque in queste cave, in questi antri, cercando di recuperare quante più parti della torre delle comunicazioni, nella speranza che qualcuno risponda, in una durata che supera di gran lunga le dieci ore di gioco complessive. Fa la sua comparsa anche un timido sistema incentrato sulla costruzione di oggetti, non particolarmente elaborato, utile in particolare nella risoluzione di semplici enigmi. Il ritmo, a dirla tutta, è abbastanza lento e tende alla ripetitività, motivo per il quale dovrebbe essere assunto a piccole dosi, altrimenti l’esperienza risentirebbe del peso della ridondanza.

Tuttavia, il più grande deterrente della produzione di Grip Games è il suo sistema di controllo, dato che The Solus Project sfrutta unicamente i PlayStation Move come mezzi interattivi, almeno per la versione VR. Abbiamo apprezzato la possibilità di attivare il movimento libero, supportato, peraltro, da un ottimo lavoro di contestualizzazione: ci si muove con una certa disinvoltura, anche perché il ritmo fa della contemplazione il suo punto di forza, ma tutto il resto delle azioni non può godere della stessa comodità.

L’interfaccia e la gestione dell’inventario sono due aspetti macchinosi, così come la mappatura dei tasti, davvero difficile da digerire. Le prime ore di gioco saranno un inferno, un problema solo in parte legato alle periferiche, che purtroppo risultano un po’ obsolete. Lo scenario invece gode di una discreta caratterizzazione stilistica, anche se alcune sezioni ci sono sembrate identiche tra loro. Stupisce però la pulizia a schermo su PS4 Pro: gli sviluppatori hanno implementato, dopo il lancio, un aggiornamento che va a migliorare notevolmente l’impatto visivo, tanto da rendere la grafica un piccolo traguardo nell’ecosistema PSVR, visto che stiamo pur sempre parlando di un videogioco esplorativo, tale da permettere il movimento libero in aree piuttosto grandi. Sul modello standard, vi avvertiamo, la definizione si sporca, e negli ambienti all’aperto lascia a desiderare.

Nulla da segnalare nel reparto sonoro: ce n’è poco, eppure abbiamo apprezzato alcuni tocchi di classe squisitamente d’orrore, inseriti apposta per approfondire l’atmosfera. Purtroppo, tecnicamente il gioco soffre di caricamenti molto lunghi, e di compenetrazioni poligonali abbastanza gravi quando si indossa il visore.

7.0

Giudizio Finale

Recensione The Solus Project  Giudizio Finale – The Solus Project non è un gioco per tutti, ma coloro i quali riusciranno a rompere la sua dura scocca, ne trarranno un’esperienza che sulla realtà virtuale è assolutamente unica: un’avventura in cui si alternano enigmi, inquietudine, esplorazione, frustrazione e sorprese. Non c’è nulla di lontanamente simile su PSVR, nel bene e nel male. Più nel bene, che nel male.

Se non avete a disposizione un visore, ma amate alla follia i titoli esplorativi traghettati dalla narrativa ambientale, purtroppo non tradotta in italiano su PS4, potreste comunque dargli una chance, dato il suo prezzo ridotto di soli 19,99€.

PRO CONTRO
  • Movimento libero con PlayStation Move…
  • Mette curiosità durante l’esplorazione
  • Ottima atmosfera horror
  • Il più longevo tra i titoli PSVR
  • Effetti climatici spettacolari
  • … ma i controlli sono macchinosi
  • Elemento survival più di ingombro che altro
  • Potrebbe risultare ripetitivo e pesante
  • Gravi compenetrazioni nella versione VR

Recensione The Solus Project – Trailer

Recensione The Solus Project – Screenshot