Recensione Tokyo Mirage Sessions ♯FE Encore: per tutti gli orfani di Persona 5 su Nintendo Switch

Lorenzo Delli

Recensione Tokyo Mirage Sessions ♯FE Encore – Se c’è una cosa che mi ha sempre fatto alterare di ATLUS è il suo aver deciso di non realizzare una versione Nintendo Switch di Persona 5, uno dei migliori JRPG di questi ultimi anni. Che poi gli appassionati (me compreso) si sarebbero anche accontentati di una remastered di Persona 4, ma quelli sono altri discorsi. Con l’annuncio di Persona 5 Royal arrivò un primo barlume di speranza, spento miseramente con la conferma ufficiale del suo arrivo unicamente su PS4. Ci consoleremo con la traduzione italiana, ma chi cerca qualcosa del genere su Switch deve rivolgersi altrove. Almeno fino al 17 gennaio 2020, data di lancio di Tokyo Mirage Sessions ♯FE Encore, una versione rimasterizzata e ampliata della piccola perla per Nintendo Wii U sviluppata e pubblicata proprio da ATLUS nel “lontano” 2015. Un valido sostituto che può in parte colmare quel vuoto lasciato proprio dall’assenza di Persona 5 su Switch. Scopriamolo insieme!

Editore Nintendo
Sviluppatore ATLUS
Piattaforme Nintendo Switch
Genere JRPG
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Audio: giapponese | testi: inglese, francese

Tokyo Mirage Sessions ♯FE nasce come una sorta di crossover tra le serie Fire Emblem e Shin Megami Tensei. Dal primo raccoglie il così detto Triangolo delle Armi e parte del sistema di combattimento; dal secondo eredita il combattimento a turni e le abilità cardine che ritroviamo anche nei giochi Persona. Se siete pratici dei giochi ATLUS ritroverete quindi tutte quelle magie e abilità tipiche della serie, come Zio (attacco elettrico), Bufu (ghiaccio), Rakukaja (aumenta la difesa) e così via. Prima di procedere però una doverosa precisazione: come da tradizione ATLUS, anche Tokyo Mirage Sessions ♯FE Encore non è localizzato in italiano. L’audio è in giapponese e i testi sono in inglese o in francese. Dialoghi ce ne sono a bizzeffe, un ostacolo concreto (e insormontabile) per chi non mastica la lingua d’oltre Manica.

Un breve recap sulla trama prima di addentrarci nei meandri delle meccaniche di gioco. Tokyo Mirage Sessions ♯FE Encore inizia con un flashback: la popstar Ayaha Oribe sparisce nel nulla durante un concerto e con lei anche la maggior parte dei suoi spettatori. Tra i pochi a salvarsi c’è Tsubasa, la sorella minore della celebre popstar, protetta in qualche modo da un misterioso potere magico. Ci troviamo poi proiettati 5 anni dopo. Tsubasa vorrebbe seguire le orme della sorella diventando a sua volta una popstar. Si reca quindi ad un concorso dove incontra i suoi compagni di scuola Itsuki Aoi (il protagonista) e Touma Akagi. Il fenomeno di 5 anni prima però si ripete, proiettando i tre nella così detta Idolasphere, una dimensione parallela popolata da creature simili a spettri. Qui le cose si fanno complicate. Le creature in questione, conosciute come Mirage, assorbono l’energia creativa dagli esseri umani. Quest’ultima è conosciuta con il nome Performa. Notate le somiglianze con il concetto di Persona? Itsuki e la stessa Tsubasa scoprono di essere dei Mirage Masters, persone dotate di Performa così potenti da permettergli di “fondersi” con particolari Mirage e combattere all’interno delle Idolasphere. Ed a questo punto, con delle trasformazioni a metà tra Sailor Moon e I Cavalieri dello Zodiaco, che la coppia (a cui presto si unirà anche Touma) inizia a combattere con vesti e abilità del tutto nuove. Una volta usciti dalla prima Idolasphere Itsuki e Tsubasa scopriranno di non essere i soli Mirage Master. Fortuna Entertainment, un’agenzia pubblicitaria specializzata in idol, è in realtà una semplice facciata che nasconde un’organizzazione segreta dedita proprio a combattere i Mirage e le Idolasphere.

Un po’ ingarbugliato ma dopo poco si inizia a intuire dove il gioco voglia andare a parare e come funziona il tutto. Come già detto, si nota l’ispirazione alla serie Persona, ma ci troviamo comunque di fronte ad una produzione sufficientemente originale capace di incuriosire anche gli esperti delle produzioni ATLUS. Le Idolasphere sono di fatto dei veri e propri dungeon da esplorare, e la loro struttura è meno lineare di quanto ci si possa aspettare. Ci sono dei veri e propri puzzle ambientali da risolvere per avanzare, il tutto facendo attenzione ai vari Mirage che li abitano. Molto particolare anche l’approccio stesso ai puzzle. Il gioco spinge ad interromperne l’esplorazione, in modo da permettere al party di recarsi nella Tokyo tangibile per recuperare l’energie. Rientrati nel dungeon troveremo un sistema di teletrasporto che permette di spostare il party in vari punti cardine dello stesso.

Gli incontri non sono del tutto casuali: un radar ci avverte con un segnale acustico della loro presenza, e vediamo dei modelli tridimensionali di fantasmi che possiamo cercare di sorprendere per avere un vantaggio di iniziativa in battaglia. Queste ultime, come già accennato, sono a turni. Più che sui Mirage e sul loro aspetto, il gioco si basa sulle armi brandite dai personaggi. Le armi stesse sono la concretizzazione del potere dei Mirage alleati, e possono essere potenziate grazie ai Performa ottenuti sconfiggendo i Mirage ostili.

Le armi, combattendo, permettono di memorizzare nuove abilità, un po’ come succede con i Persona nella omonima serie. Da Fire Emblem, dal suo Triangolo delle Armi e da Shin Megami Tensei deriva il sistema di debolezze che caratterizza personaggi e avversari. Il bello però è che compiendo attacchi specifici relativi alle debolezze dei nemici si scatenano particolari attacchi, denominati Session Attack, che vanno a combinare le abilità dei vari membri del party causando una sequenza di mosse estremamente efficaci. Compiendo sempre più attacchi di questo tipo si accumulano punti SP che permettono di utilizzare gli attacchi Performance, ancora più devastanti e realizzati in coppia con il Mirage aiutante. Va da sé che si possono mettere su varie combinazioni di armi, abilità, Session e Performance Attack che dipendono appunto dalle scelte del giocatore. Le abilità poi non dipendono solo dalle armi e dai Performa. Ci sono anche le Radiant Unity, dei potenziamenti sbloccabili con i Performa nati dai protagonisti (in determinati punti della storia o con side-quest particolari) che sbloccano abilità permanenti indipendenti dall’arma in utilizzo. Talvolta si tratta di abilità passive, in altri casi Session Attack molto particolari.

Quando non si combatte si seguono vari dialoghi tra i protagonisti e ci muoviamo in location contemporanee di Tokyo quali il quartiere Shibuya. Proprio a Tokyo impareremo a diventare dei veri e propri idol, e avremo anche modo di girellare liberamente per vari shop, accettare quest secondarie e compiere altre attività più o meno importanti. Il focus comunque è sulla musica, tant’è che ci sono momenti in game in cui ascoltiamo canzoni originali cantate dagli idol protagonisti della storia. Una delle più celebri potete ascoltarla qui di seguito. In generale comunque il tutto è molto più lineare di Persona. Non si mettono in atto delle vere e proprie strategie per il procedimento delle giornate. I vari capitoli sono caratterizzati da dungeon e boss da battere, e va così fino alla fine.

A questo punto, specialmente se avete giocato la versione per Wii U, potreste chiedervi: ma quali sono le novità di questa edizione Encore dedicata a Switch? Per la verità non tantissime, ma qualcosa di rilevante c’è. Il comparto grafico è stato leggermente migliorato e i tempi di caricamento drasticamente ridotti. Non si grida al miracolo, ma è comunque in linea con varie produzioni disponibili su Switch. Troviamo anche un dungeon inedito, Area of Aspiration. Procedendo tra i vari episodi che compongono il gioco sbloccheremo delle così dette Ex Stories per i vari personaggi da esplorare recandosi proprio nell’Area of Aspiration. Qui potete guardare la prima EX Story. Completando il tutto si sbloccheranno nuovi vestiti, accessori e canzoni da ascoltare alla sede della Fortuna Entertainment. Tra queste ci sono anche delle cover dei brani più famosi cantate da altri personaggi. Tra gli abiti che si sbloccano ce ne sono di vari ispirati al recente Fire Emblem: Three Houses e alla stessa serie Persona (c’è il travestimento di Joker). Alcuni personaggi secondari poi interverranno durante gli attacchi di tipo Session.

8.0

Giudizio Finale

Tokyo Mirage Sessions ♯FE Encore è un JRPG molto particolare incentrato sul pop giapponese e caratterizzato da una deriva fantasy legata a doppio filo al mondo di Shin Megami Tensei. Non ha la profondità di Persona 5 per quanto riguarda le attività extra-combattimento, ma sono proprio le fasi di combattimento a rivelarsi estremamente divertenti e stratificate grazie ad un sistema di combinazioni di abilità piuttosto peculiare. Lo stile grafico non è certo al top e le novità rispetto alla versione Wii U non sono poi così rilevanti come speravamo. Sta di fatto che se cercate su Switch qualcosa che si avvicini quanto più possibile all’esperienza offerta dalla serie Persona, con Tokyo Mirage Sessions potreste finalmente trovarvi a casa. Sempre che mastichiate l’inglese, si intende. Come già accennato manca la traduzione italiana.

PRO CONTRO
  • Un JRPG in stile Persona…
  • Sistema di combattimento stratificato
  • Una visione originale sul mondo pop/idol giapponese
  • … ma molto più lineare
  • Manca la traduzione italiana

Screenshot

Trailer

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