7.0

Unearthing Mars 2: The Ancient War – Mamma, torno su Marte (recensione VR)

Giorgio Palmieri - Figliolo, vedi di non ritornare. Rimanici.

Recensione Unearthing Mars 2: The Ancient War – Credevamo che il progetto di Unearthing Mars fosse terminato con il primo capitolo, visti i giudizi freddi ricevuti da critica e pubblico. E invece no: non contenta, Winking Entertainment ha tirato fuori dal cilindro un seguito completamente diverso dall’originale. Del resto, una seconda chance non la si nega a nessuno. Ecco la nostra recensione.

Editore Winking Entertainment
Sviluppatore Winking Entertainment
Piattaforme PSVR
Genere Sparatutto
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Testi in italiano
Prezzo e acquisto 19,99€

Alla (ri)scoperta di Marte


Unearthing Mars 2 eredita poco dal primo episodio, le cui intenzioni erano piuttosto nobili: metà film e metà videogioco, Unearthing Mars voleva costruire un breve viaggio su Marte con l’ausilio della realtà virtuale. Ma il risultato non fu quello sperato, presentando situazioni scialbe e per nulla interessanti, oltre che di difficile fruizione, a causa dei controlli non proprio allo stato dell’arte.

In questo seguito, tuttavia, la musica cambia: sin dalle prime battute è possibile notare come l’intera produzione abbia fatto passi da gigante in termini qualitativi. Troviamo gli stessi personaggi del predecessore, e le vicende grosso modo sono collegate, anche se non è affatto obbligatorio giocare l’originale per potersi godere questo nuovo capitolo. Sebbene rimanga salda la struttura a “sketch”, per la quale conserviamo più di qualche dubbio, Unearthing Mars 2 percorre una direzione più chiara, e si veste con il tanto abusato manto dello sparatutto su binari, abbandonando di fatto l’idea di film interattivo.

I filmati d’intermezzo fanno comunque parte dell’avventura e, anzi, il gioco ne fa largo uso, con alcune chicche da non sottovalutare. I modelli poligonali delle figure umane e le loro espressioni meritano un plauso, così come le animazioni, decisamente superiori rispetto al precedente episodio. Purtroppo la sincronizzazione labiale lascia a desiderare, alimentata da un doppiaggio in inglese di stampo amatoriale per la maggior parte dei casi.

Dunque si interpreta nuovamente il “copilota”, pronto questa volta a viaggiare virtualmente nel tempo. Grazie al dispositivo dell’Arca, una palese rivisitazione dell’Animus di Assassin’s Creed, potrete vestire i panni di una sorta di antenato, tornando sulla Terra e su Marte di parecchi calendari fa. La storia francamente è confusa, contraddistinta da dialoghi abbastanza tediosi, e badare ai velocissimi sottotitoli (in un italiano non sempre corretto) mentre si gioca non è semplice: crediamo che gli sceneggiatori abbiano attinto da troppe fonti, dalla fantascienza alle civiltà perdute, dalle storie personali agli oracoli, dai virus informatici alle intelligenze artificiali, in un calderone che non ha né capo né coda, anche perché non c’è proprio il tempo materiale per approfondire le questioni.

Il cuore dell’esperienza risiede nelle sparatorie, supportate dalla graditissima compatibilità con l’Aim Controller. Il gioco si configura come un classico sparatutto su binari in cui si procede lungo corridoi lineari, eliminando qualsiasi cosa sia in grado di muoversi. Malgrado la posizione durante l’azione sia stazionaria, di tanto in tanto vi sarà offerta l’opportunità di poter scegliere punti diversi nella stessa stanza.

La costruzione dei livelli cresce nel corso del gioco, e con lei anche la posizione dei punti sui quali potrete teletrasportarvi, che diventa mano a mano sempre più dinamica. I combattimenti contro i boss esaltano la meccanica del cambio di posizione, agevolando il tutto con ottimi controlli che vi permettono di saltare facilmente da un posto all’altro, in un breve intervallo nel quale il tempo rallenterà, consentendovi di attaccare i nemici. Proprio il cosiddetto bullet time può essere attivato in maniera manuale dal giocatore, purché l’apposito indicatore sia pieno: così facendo, sarà possibile evidenziare i punti deboli dei mostri, in modo tale da abbatterli in un colpo. Ne farete ampio uso, data la potenza dell’abilità.

Non vi è però l’opportunità di nascondersi dietro le coperture (eccetto rare occasioni), sostituita da un sistema decisamente più statico, per una comoda fruizione da seduti. I proiettili avversari infatti rimarranno sospesi nell’aria prima di colpirvi, momento durante il quale potrete distruggerli, o evitarli inclinando fisicamente la testa. Discorso differente va fatto per i nemici corpo a corpo, che vi verranno addosso dopo poco tempo dalla loro apparizione. Inoltre, l’indicatore della vita può sopportare molti danni prima di svuotarsi: spicca anche uno scudo ricaricabile capace di assorbire un paio di proiettili prima di distruggersi.

L’equipaggiamento, invece, è caratterizzato da sei armi diverse, tre primarie e tre secondarie, e ciascuna non è altro che una reinterpretazione delle bocche da fuoco più note, dal fucile a pompa al lanciarazzi, adagiate su un design consono allo stile spaziale. Se ne possono impugnare due alla volta, un vincolo del quale potevamo fare a meno.

L’Aim Controller si comporta egregiamente, tanto-ché non ha mai presentato nessun problema di tracciamento nelle tre ore necessarie a portare a termine il gioco. Tre ore in cui ne vedrete delle belle e di “strane”: l’avventura è un agglomerato di livelli collegati da un impercettibile filo conduttore. La frammentarietà è ancora un problema, e si passa da capitoli con sequenze d’intermezzo troppo lunghe in relazione al tipo di esperienza (il capitolo VI è solo un filmato ad esempio), a livelli che si consumano in fretta. Sembra come se gli sviluppatori volessero donare quanta più varietà e identità al prodotto, ma il risultato non fa altro che stordire il giocatore. Non mancano livelli di difficoltà aggiuntivi, un sistema di punteggio sprovvisto di classifiche online, e null’altro in termini di contenuti extra.

Nonostante tutto, sotto la presunta eccentricità, si cela uno sparatutto che diverte dall’inizio alla fine, al quale va riconosciuta persino una certa epicità: le musiche sono evocative, e finalmente coerenti con l’azione a schermo, che vede protagonisti enormi campi di battaglia, specie verso le battute finali, dove Unearthing Mars 2 riesce ad esprimere davvero se stesso. Anche i boss regalano bei momenti, proprio perché, come accennavamo poc’anzi, la meccanica del teletrasporto viene contestualizzata ottimamente nel combattimento. Peccato per la definizione annebbiata sulle medie/lunghe distanze, che sporca un quadro visivo altrimenti tra i migliori visti nei titoli VR a basso budget, sia in termini di design che di complessità.

7.0

Giudizio Finale

Recensione Unearthing Mars 2: The Ancient War Giudizio Finale – Unearthing Mars 2: The Ancient War ringhia e mostra i denti, e si fa perdonare per un primo capitolo appena mediocre. Si tratta di uno sparatutto su binari non particolarmente ricco di contenuti o novità, ma senz’altro solido e non avaro di momenti di genuino entusiasmo. La discontinuità dei livelli e la storia inutilmente complessa lo relegano ad un gradino più in basso rispetto a quello che meriterebbe: risulta però difficile non consigliarlo agli amanti del genere, fieri possessori di un Aim Controller.

PRO CONTRO
  • Grandi passi in avanti nella grafica…
  • Veloce, immediato, a tratti spettacolare
  • Teletrasporto ben contestualizzato, specie contro i boss
  • … minata da alcune problematiche
  • Storia confusa, inutilmente complessa
  • Dà l’impressione di essere frammentato

Recensione Unearthing Mars 2: The Ancient War – Trailer

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