Wolfenstein: Cyberpilot – Che peccato! (recensione VR)

Giorgio Palmieri -

Recensione Wolfenstein: Cyberpilot – La violenza genera altra violenza, e l’odio non si combatte con altro odio, ma prendere a calci i nazisti, si sa, è troppo divertente. Finalmente possiamo pestarli anche in realtà virtuale: ecco la nostra recensione di Wolfenstein: Cyberpilot.

LEGGI ANCHE: Recensioni Wolfenstein: YoungbloodDarkness Rollercoaster

Editore Bethesda Softworks
Sviluppatore MachineGames
Piattaforme PSVR, HTC Vive
Genere Azione
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Completamente in italiano
Prezzo e acquisto 19,99€

Video Recensione Wolfenstein: Cyberpilot

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco su PSVR e PS4 Pro.

Nazisten! In realtà virtualen!

Potremmo definire Wolfenstein: Cyberpilot un esperimento di Bethesda sul quale si è deciso di non puntare abbastanza. Del resto, prima della sua uscita sul mercato, si sapeva ben poco, cosa che ha giustamente alimentato dei dubbi a riguardo. Dopo averlo provato, però, i motivi del perché sia rimasto un po’ nell’ombra ci sembrano un pelino più chiari, ma continuiamo a rimanere senza parole dinanzi alle enormi potenzialità, non sfruttate, di questo interessantissimo spin-off, che propone una nuova visione diversa sull’iconica saga, tanto coerente quanto differente.

Lo scenario è quello di una Parigi degli ‘anni 80 controllata dalle spietate forze naziste. Questa volta, tuttavia, vestirete i panni di un hacker ligio al dovere, e, per conto della resistenza francese, dovrete prendere il controllo delle macchine da guerra nemiche per stanare la minaccia. La struttura prevede quindi tre missioni introduttive, ciascuna delle quali vi consente di prendere dimestichezza con i tre robot protagonisti dell’esperienza. Anzitutto, il Panzerhound e lo Zitadelle si guidano più o meno alla stessa maniera: il primo è una bestia meccanica a quattro zampe che spara fiamme, l’altra un robot bipede armato di mitra e lanciarazzi. I livelli dedicati a questi prodigi ingegneristici sono sostanzialmente dei corridoi pieni di nemici, dove si prosegue liberamente mentre si compie una carneficina a tutto spiano.

La musica cambia al comando del Drone, in cui l’azione si mette da parte per dare spazio ad un inedito approccio furtivo: il raggio folgorante polverizza i nazisti nel totale silenzio, mentre il braccio meccanico vìola i loro sistemi, in un accoppiata di interazioni che contaminano un singolo livello con una golosa vena verticale, benché assolutamente lineare e guidato. Come preventivato, infatti, lo scopo di Wolfenstein: Cyberpilot sembra essere quello di farvi sentire addosso la potenza e l’agilità di questi mezzi, di dare l’illusione di utilizzarli realmente. Lo si nota dai movimenti e dagli effetti intelligenti della camera, e dall’ottimo studio dei controlli che simulano la prestanza dei robot, nei limiti imposti dalle periferiche.

In merito alle configurazioni di controllo, è possibile interfacciarsi sia con il Dualshock che con la coppia di Move, ed è quest’ultima ad aggiungere spessore ad una formula che non brilla certo per profondità. Eppure, poter muovere le due armi della macchina in maniera indipendente, premere il tasto di emergenza per attivare l’abilità definitiva, travolgere i nazisti o riparare il mezzo riponendo uno dei due controller nell’apposito innesto, sono operazioni divertenti, che funzionano bene, così bene che ci si chiede come mai si spari così poco.

Prima di ogni missione vi è un preambolo nella base operativa, durante il quale bisognerà collaudare il mezzo, mentre una voce (doppiata in italiano) cercherà di dare un flebile contesto al tutto: nel frattempo si ruota un macchinario, si installa una nuova scheda di memoria, si estraggono delle schegge dalle scocche metalliche, insomma, piccole interazioni, piccole istruzioni da seguire alla lettera prima di procedere al succo del divertimento. Ci è sembrato un tentativo, forzato, di offrire qualcosa in più ad un’esperienza che altrimenti sarebbe durata ancor meno di quelle due ore tiratissime che compongono l’offerta.

Quantità non significa qualità, su questo non ci piove: ciò detto, delle quattro missioni disponibili, ben tre sono introduttive, e solo quella finale mostra le potenzialità della formula, poiché consente di vivere un livello completo, in cui viene esplorata la meccanica di cambio robot in tempo reale, che avviene in maniera automatica, in precisi istanti dettati dalle esigenze degli obiettivi del momento. Peccato che, al termine di questa quarta missione, Wolfenstein: Cyberpilot termina brutalmente, lasciando uno sgradevole amaro in bocca. È un peccato, perché le strade di Parigi raggiungono vette fotorealistiche su PS4 Pro: malgrado la limitata interattività ambientale, infatti, non si era mai vista una tale pulizia applicata su una conta poligonale così ampia, quantomeno su PSVR. Tuttavia, non vi è il tempo materiale per apprezzarla, o meglio, non c’è motivo di apprezzarla, poiché manca l’esplorazione, mancano dei collezionabili e delle modalità differenti oltre a quella principale. Non basta la presenza di tre livelli di difficoltà e di un trofeo di platino a dare sostanza ad un pacchetto così essenziale, così scheletrico.

6.5

Giudizio Finale

Recensione Wolfenstein: Cyberpilot – Giudizio Finale – Wolfenstein: Cyberpilot è un’altra dimostrazione tecnica di come sarebbe una grande saga se fosse costruita attorno alla VR. A tratti è impressionante e sa regalare dei momenti intensi, ma ormai la realtà virtuale non è più solo questo, perché oltre gli esperimenti, oltre gli esercizi di stile c’è di più. È lecito quindi aspettarsi quel di più dai colossi come Bethesda, che invece ha messo sul piatto l’ennesimo modo di annusare la tecnologia, l’ennesimo esempio per avvicinarvisi, uscito però fuori tempo massimo.

PRO CONTRO
  • Visivamente impressionante
  • Imponente e gratificante l’uso dei robot…
  • … ma le meccaniche sono superficiali
  • Contenuti ridotti all’osso

Trailer

Screenshot