8.5

Yakuza Kiwami 2 – Vienet’ a’ piglia’ o perdono (recensione)

Giorgio Palmieri Immaginate un cross-over tra Gomorra e Yakuza: Ciro di Marzio l'Immortale contro il Drago di Dojima Kazuma Kiryu, dipinto in un nuovo dialetto giappo-napoletano.

Recensione Yakuza Kiwami 2 – Ormai è diventato un appuntamento fisso, quello con Yakuza. Nel giro di poco più di un anno e mezzo, abbiamo messo le mani su Yakuza 0, Yakuza Kiwami e Yakuza 6. E tra questo mare di prologhi, ritorni e seguiti, c’è Yakuza Kiwami 2, il remake del secondo capitolo della saga, uscito su PlayStation 2 nel 2006. Ecco la nostra recensione.

Editore SEGA
Sviluppatore SEGA
Piattaforme PS4
Genere Avventura
Modalità di gioco Singolo giocatore, Multigiocatore (minigiochi)
Lingua Inglese
Prezzo e acquisto 49,99€

Cinepanettone giapponese


Raccontare Yakuza Kiwami 2 senza addentrarsi in territorio anticipazioni, e senza ripetere le stesse cose già dette nelle scorse recensioni, non è affatto semplice. Del resto, se non avete mai giocato a nessun capitolo della serie, di sicuro Kiwami 2 non è il miglior punto di partenza tra quelli lì fuori. Non che non si possa toccare, anzi: una sequenza iniziale, evitabile per chi già conosce a menadito le vicende, riassumerà gli eventi di Kiwami nel migliore dei modi possibili, e non vi servirà nient’altro.

Eppure, vista la natura fortemente narrativa della serie, e considerando che il primo episodio si trova a cifre molto appetibili, consigliamo di recuperarlo prima di affrontare questa seconda avventura, che arriva sul mercato nostrano ad un prezzo maggiorato rispetto al precedente remake. Per la cronaca, e per non lasciare proprio nessuno indietro, mettiamo in chiaro una volta per tutte che Kiwami è il rifacimento del primo episodio, 0 uno spin-off che fa da prologo alla saga, mentre il 6 conclude il filone di Kiryu, il protagonista.

In ogni caso, anche in Kiwami 2, si vestono ovviamente i panni di Kazuma Kiryu, pronto a ricominciare una nuova vita con la piccola Haruka, presa ormai sotto la sua ala protettrice. Ma basta un briciolo di fantasia per immaginare che il buon Kazuma non potrà mai avere una nuova vita, benché meno una tranquilla: gli strascichi della sua appartenenza alla Yakuza lo seguono ovunque, motivo per cui si ritroverà nel bel mezzo di una guerra tra i clan dell’est e dell’ovest.

La cosa che continua a stupirci del suo stile, alla quale non ci abitueremo mai, è come riesca a tradursi in una produzione cinematografica durante le sequenze animate, e di come splendidi siano i suoi personaggi. Le motivazioni che li muovono sono vere, tangibili, e nulla è lasciato al caso: i volti, le espressioni, l’enfasi delle riprese, l’iconico doppiaggio nella sola lingua nipponica, tutto coesiste all’interno di un carisma irresistibile, divenuto riconoscibile anche qui in occidente.

Per quanto l’estrema prolissità dei dialoghi sia un fattore con cui deve convivere, e per quanto manchino ancora i sottotitoli in italiano, la narrazione di Kiwami 2 risulta eccezionale, davvero fantastica nel saper bilanciare svolgimento, coerenza e colpi di scena, sempre che abbiate la pazienza di seguire con attenzione i vari risvolti. I legami che allacciano i personaggi si leggono nei loro occhi, soprattutto grazie alla meravigliosa ricostruzione visiva avvenuta nell’operazione di remake.

Infatti, a differenza del precedente, che comunque vantava un dettaglio grafico notevole, il Kiwami 2 stupisce da qualunque lato lo si guardi, in quanto è stato confezionato sul recente Dragon Engine, lo stesso motore che muove il nuovo Yakuza 6. Esattamente come in quest’ultimo, si può entrare in un esercizio commerciale e partecipare ai combattimenti senza attendere caricamenti né transizioni, nella solita struttura aperta che alterna scazzottate, minigiochi e missioni secondarie a compiti principali molto simili tra loro nelle modalità di fruzione, che vi chiedono di raggiungere un punto da cui comincerà un filmato, dopo il quale vi sarà un combattimento.

Proprio le lotte sono state arricchite con una gestione migliorata delle armi: al di là del fattore numerico, che appunto assicura una maggiore presenza di coltelli, mazze e quant’altro tra i nemici, sappiate che potrete conservare quelle raccolte, o comprate, direttamente nell0inventario, per poi usarle nelle situazioni più critiche, anche perché il numero di utilizzi è scarso. La difficoltà degli scontri ci è sembrata più alta rispetto alle precedenti incarnazioni, un aspetto che abbiamo senz’altro gradito, soprattutto perché valorizza ancor di più lo sviluppo dell’albero della abilità, incentivando l’acquisizione e l’impiego delle mosse più complesse.

Come se non bastasse, poi, la trama è farcita con scene inedite, molte delle quali riservate al mitico Goro Majima, simbolo di questo “nuovo” corso di Yakuza. Si tratta in buona sostanza di un’infornata di tre nuovi capitoli, che faranno la gioia di chi ha amato Yakuza 0, ed in particolar modo il filone dedicato proprio a Majima.

Per il resto, siamo dinanzi alla stessa, identica struttura del sesto episodio, dall’interfaccia ai controlli, dalla progressione alle attività, anche se non mancano delle differenze. Oltre ai classici minigiochi come il karaoke, le freccette, mahjong e molto altro, vi sono i cabinati di Virtua Fighter 2 e Virtual-On, giocabili sotto diverse difficoltà. Torna anche il Clan Creator da Yakuza 6, revisionato e contestualizzato per l’occasione, insieme alla gestione del Cabaret Club dall’originale del 2006, snellito per essere più accomodante possibile. La ciliegina sulla torta risiede però nel Toilets, un altro minigioco fuori di testa nel quale sarà la vostra urina a condurvi verso la vittoria.

Insomma, se ancora non fosse chiaro, tra novità e rifacimenti, i fan e le nuove leve avranno pane per i loro denti per almeno una trentina di ore intense. Il Dragon Engine rende Yakuza Kiwami 2 un remake visivamente delizioso, ma anche un titolo attuale, che non sfigura troppo dinanzi alle produzioni odierne, sebbene non sia esente da critiche. I passi in avanti rispetto a Yakuza 6 sono minimi se non impercettibili: la fluidità rimane ancorata ai trenta fotogrammi al secondo, e permangono delle lievi scalettature sui fondali che speravamo venissero eliminate. Tuttavia, i distretti di Kamurocho e Sotenbori, che ospitano gli eventi di Kiwami 2, rimangono dei gioielli ripieni di particolari, dai quali emerge un’atmosfera nipponica tutta da gustare: è il Giappone nella sua più pura essenza, tra insegne luminose, stradine strettissime, minimarket caratteristici ricchi di merce, e file di persone con mascherine sul viso.

8.5

Giudizio Finale

Recensione Yakuza Kiwami 2 – Giudizio Finale – Yakuza Kiwami 2 è un ottimo remake, ma è anche un’avventura in cui convivono demenzialità e drammaticità, senza che una scalfisca l’altra, in uno stile che solo la saga Yakuza sa offrire. Lascia qualche dubbio la distribuzione europea, che lo vede (finalmente!) sugli scaffali italiani a poco tempo di distanza da Yakuza 6, ad un prezzo maggiore rispetto al primo Kiwami, perdipiù sempre senza traduzione italiana, ma si tratta comunque di un rifacimento di alta qualità, che migliora e amplia il meraviglioso gioco originale.

PRO CONTRO
  • Storia complessa, ricreata con nuove sequenze d’intermezzo eccezionali
  • Personaggi veri, con i quali è impossibile non empatizzare
  • Aggiunte narrative dedicate al mitico Goro Majima
  • Tanto da vedere, tanto da vivere
  • Prolissità in certe fasi
  • Alcune sbavature visive potevano essere limate
  • Localizzazione italiana non pervenuta

Recensione Yakuza Kiwami 2 – Trailer

Recensione Yakuza Kiwami 2 – Screenshot