Il videogioco che racconta la solitudine è più attuale che mai, ed arriva oggi su Nintendo Switch

Il videogioco che racconta la solitudine è più attuale che mai, ed arriva oggi su Nintendo Switch
Lorenzo Delli
Lorenzo Delli

Si chiama Sea of Solitude, e non si tratta esattamente di una novità. Il videogioco pubblicato e distribuito da Quantic Dream e realizzato dallo studio tedesco Jo-Mei Games era infatti disponibile da tempo su altre piattaforme.

Oggi 4 marzo 2021 sbarca ufficialmente anche su Nintendo Switch nella versione Director's Cut. Sea of Solitude è stato realizzato sotto la direzione creativa di Cornelia Geppert, e il suo scopo è quello di raccontare, attraverso una fiaba interattiva contemporanea, l’incubo dell’isolamento, più attuale che mai in questi mesi di pandemia.

Sea of Solitude (il cui acronimo SoS è piuttosto eloquente) è un vero e proprio viaggio onirico e di avventura. La protagonista è una giovane donna, Kay, in lotta contro delle creature mostruose che rappresentano in parte i traumi e le ferite di cui è punteggiata la sua vita.

Kay si risveglia un giorno trasformata in un mostro. Lo scenario in cui si trova proiettata sembra quello di una città allagata e deserta, che ricorda quasi le città europee durante i mesi più duri del lockdown. Con addosso solo il suo zaino, Kay scopre piano piano il mondo di gioco, mentre il giocatore capisce che si tratta di un viaggio che avviene dentro la mente e l'anima della protagonista. La storia ci porta ad esplorare tutta una serie di solitudini contemporanee, come quella del suo fratellino, che a scuola è vittima di bullismo, oppure quella del suo ragazzo alle prese con problemi di depressione.

Il prezzo della Director's Cut di Sea of Solitude è piuttosto contenuto: 19,99€, direttamente sul Nintendo eShop.

“Quando abbiamo lanciato il gioco", racconta la sua creatrice Cornelia Geppert, "migliaia di fan ci hanno scritto raccontandoci le loro storie e dicendoci che non si sentivano più così soli dopo averci giocato. In molti ci hanno scritto che avevano iniziato ad andare in terapia solo perché avevano giocato a SoS e si sentivano fiduciosi di riuscire a superare i loro problemi. Ovviamente il nostro gioco non è una terapia e non intende esserlo. Siamo solo io e i miei amici che condividiamo le nostre storie attraverso la nostra arte: i videogiochi".

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