The Elder Scrolls: Legends – Isola della Follia: la nostra prova della nuova espansione single-player

Lorenzo Delli

A quasi due anni dalla nostra recensione di The Elder Scrolls Legends (che si meritò un otto pieno su dieci) e a quasi un anno dalla nostra prova dell’espansione di Casate di Morrowind, a riprova dell’impegno di Bethesda nel supportare la sua creatura, torniamo a passare un po’ di tempo in compagnia del gioco di carte collezionabili ambientato nell’universo di The Elder Scrolls.

Torniamo per via dell’arrivo di Isola della Follia, una nuovissima espansione incentrata stavolta sul singolo giocatore. In Isola della Follia ci troviamo nei panni di un padre disperato, in cerca di una cura per il figlio malato. La disperazione lo spingerà fino all’Isola della Follia sulle tracce di Sheogorath, il Principe Daedrico della follia, che potrebbe aiutarlo fornendogli una cura.

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Il tutto viene narrato con voci in italiano e con sottotitoli, sempre nella nostra lingua, che accompagneranno anche ogni singola sfida che ci troveremo ad affrontare. Come accennato si tratta di un’esperienza singolo giocatore, il che significa che ci troveremo ad affrontare livelli a difficoltà crescente contro la CPU. Ma in cosa consistono questi livelli? Sono semplici mazzi precostruiti da sfidare? Non proprio.

Come ogni campagna singolo giocatore per giochi di questo tipo che si rispetti, Isola della Follia mette in campo una serie di ostacoli che richiederanno di adattare i vostri mazzi preferiti alla situazione, o anche di sperare in un briciolo di fortuna. Già dall’inizio avrete a che fare con avversari dotati di poteri attivi sin dal primo turno. Ad ogni turno nemico della seconda sfida ad esempio, l’avversario vi arrecherà 3 danni o alternativamente evocherà uno scheletro con guardia o ancora potenzierà una creatura attiva donandogli più vita ed attacco. E questo è nulla!

Vi troverete ad affrontare avversari con 60 punti ferita (invece dei canonici 20), a risolvere indovinelli musicali e basati sui colori o peggio, avrete a che fare con le nuove Condizioni di Zona: Dementia e Mania. Nelle zone condizionate da Dementia si infligge danni all’avversario se si controlla la creatura più potente (e viceversa); in quelle condizionate da Mania si pescherà una carta nel caso si possegga la creature con la Salute più alta. E il bello è che ci sono nuove carte introdotte proprio per l’occasione che possono trasformare le zone in Mania o Dementia, rendendo il tutto ancora più “piccante“. Tra le nuove carte, che vi dovrete guadagnare giocando i vari livelli che compongono l’espansione, ci sono anche le Carte Doppie.

Si tratta sostanzialmente di carte che occupano un solo slot nel vostro mazzo, ma che una volta pescate si sdoppiano aggiungendo alla vostra mano entrambe le carte, ognuna caratterizzata da un suo costo in mana e da caratteristiche proprie. In tutto sono 55 le nuove carte a debuttare con Isola della Follia (non tutte doppie, in generale). L’avventura si compone di tre atti, ogni atto è composto da due capitoli composti a loro volta da più livelli, e può essere rigiocata per intero anche ad una difficoltà superiore. In quanto a longevità quindi non c’è di che lamentarsi, e le carte sbloccate possono essere utilizzate per i vostri mazzi e quindi anche per altre sezioni del gioco. Inoltre vincere le varie sfide vi premierà anche con oro, utile ad acquistare nuove bustine di carte, e cristalli, per forgiare carte che ancora mancano alla vostra collezione.

E quanto viene a costarvi tutto ciò? Dipende. Potete optare per investire 1.000 pezzi d’oro ad atto, valuta in game quindi guadagnabile giocando, o 19,99€ per sbloccare subito i 3 atti. Per i più appassionati c’è anche un pacchetto premium da 49,99€ che include tutte le carte aggiuntive con dorso premium e altre chicche da collezionisti digitali. Che dire quindi di Isola della Follia?

Una più che discreta espansione che sfida anche i giocatori più esperti con avversari atipici e condizioni sfidanti, premiandoli con nuove carte e con la soddisfazione di aver battuto quanto proposto dagli sviluppatori. Per l’occasione lo abbiamo rigiocato su Android constatando nuovamente la qualità del port per dispositivi mobili che non fa sentire la mancanza di monitor più grandi neanche con operazioni più lunghe e delicate quali la costruzione di un deck.

Trailer

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