VALORANT, la nostra prova dello sparatutto RIOT Games che cambierà per sempre la scena competitiva

Lorenzo Delli

VALORANT è il nuovo, ambizioso progetto di casa Riot Games, una software house che dovreste conoscere per via di quel successo planetario che è League of Legends. Proprio grazie a Riot Games abbiamo avuto modo di provare con mano la beta privata che si sta tenendo proprio in questi giorni, e… wow, le prime impressioni sono particolarmente positive!

Editore Riot Games
Sviluppatore Riot Games
Piattaforme PC Windows
Genere Sparatutto competitivo
Modalità di gioco Multigiocatore
Lingua Italiano

Ci sono anche dei “ma”, primo fra tutti il target di riferimento di un gioco del genere. Non vogliamo in questa sede elencare tutte le dinamiche di gioco nella sua interezza, ma appunto darvi quelle che sono alcune impressioni derivanti dalle nostre sessioni di gioco e un’infarinatura sui concetti di base. Partiamo proprio dal target. VALORANT è uno sparatutto a squadre, 5 vs. 5, in cui ogni giocatore sceglie un diverso agente caratterizzato da abilità uniche mantenendolo per tutto il corso del match. Ogni partita si disputa in ben 24 round, alternando le due squadre nei ruoli di attaccanti e difensori. Non c’è respawn: in un round se si muore si attende la sua conclusione o l’arrivo di un giocatore dotato di abilità di resurrezione.

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Dove l’avete già sentita? Facile, in giochi quali Rainbox Six: Siege o l’ancor più classico Counter-Strike. Se siete giocatori abituali di questi due sparatutto o comunque se in passato li avete apprezzati e cercate qualcosa di fresco, potrebbe davvero fare per voi. Il fatto che ci siano le abilità e quindi agenti diversi caratterizzati da una lore, un aspetto e appunto capacità diverse sul campo di battaglia, potrebbe attirare anche giocatori da titoli quali Overwatch e Paladins. L’esperienza però si discosta molto dai due titoli appena citati. Una frase in particolare, riportata dalla stessa RIOT, potrebbe spiegare molto: “Un giocatore con una buona mira riuscirà sempre a battere un tiratore impreciso, anche se la sua potenza di fuoco è inferiore”. 

La mira insomma conta molto di più delle abilità e persino delle armi equipaggiate, e lo stesso non si può certo dire ad esempio di Overwatch. A proposito delle armi poi, ad ogni round avrete accesso ad un menu di acquisto basato su crediti che guadagnate con round vinti, uccisioni o con il passare del tempo. Se vi trovate male con un’arma per via dei nemici e delle loro tattiche potete cambiarle. Se non morite durante il round non avrete nemmeno bisogno di riacquistarle. Un’altra grande differenza rispetto ad un Overwatch o ad un Paladins è che le abilità, o meglio, le loro cariche si comprano! Nella schermata di acquisto delle armi noterete in basso che c’è una barra con le abilità ed un costo in crediti. Si acquistano delle vere e proprie cariche: non ci sarà quindi uno spam di abilità durante i round, ma un utilizzo strategico e ponderato. Solo l’abilità principale può essere riutilizzata più volte (il cooldown però è lungo) e senza essere acquistata ogni volta.

In ogni caso ogni combattimento è carico di tensione. Gli spigoli diventano vostri amici e allo stesso tempo vostri nemici. Il rumore poi è parte essenziale dell’esperienza. Pensate che non esiste lo scatto: in VALORANT non si corre e anzi, con la pressione di Shift si inizia a camminare lentamente per non emettere rumore. Pensate sia inutile in una sfida 5 vs. 5? Non lo è. Le mappe sono congegnate per permettere imboscate, strade multiple, agguati di ogni genere e per favorire eventuali duelli finali 1 vs. 1 in cui il rumore diventa appunto essenziale. L’utilizzo stesso delle abilità fa rumore ed effetti ben visibili sia in gioco che sulla mini-mappa. Si passa da abilità di localizzazione ad altre più aggressive o di supporto assoluto. Ci è piaciuta molto Sage ad esempio. Le sue abilità sono di supporto puro: cura degli alleati o di sé stessa, evocazione di un muro di cristallo (uno per round) per bloccare eventuali strade e una bomba cristallo che rallenta nemici e alleati in una zona specifica ben evidenziata. Ogni personaggio ha poi una Ultimate, che si ricarica anche grazie a dei globi sparsi per la mappa che richiedono tempo per essere raccolti (il che significa morte quasi sicura).

24 round poi sono tanti, e vi assicuriamo che la lunghezza degli stessi e il continuo susseguirsi di situazione limite (3 vs. 1, timer e simili) fa sì che la tensione sia sempre più palpabile, tanto da spingere alcuni giocatori verso errori spesso madornali. Ci vuole quindi concentrazione, strategia, gioco di squadra, talvolta persino pazienza. In molti round si tende a cercare di abbattere più velocemente possibile tutti gli avversari, in altri si cerca di piazzare o disinnescare gli Spike, delle bombe in sostanza che decretano la vittoria del team in attacco. Se poi non siete abituati a questo genere di giochi nei round iniziali potreste fare letteralmente schifo. Scusate la brutalità del termine, ma ci vuole comunque del tempo per calibrarsi secondo quelli che sono gli standard del gioco. In tal senso anche l’equipaggiamento fisico, non quello in gioco ma quello hardware, potrebbe aiutare. Giocare con le cuffie, anche per via delle meccaniche relative al rumore a cui facevamo cenno, si rende praticamente necessario. Anche avere un discreto mouse gaming, e spendere qualche minuto per calibrarlo prima via software e poi dalle impostazioni del gioco, può fare la differenza. Micro-movimenti diventano indispensabili per avere la meglio negli scontri a fuoco. Considerate poi che a seconda dell’arma utilizzata cambia la quantità di danni che potete fare nelle varie parti del corpo. Va da sé che gli headshot sono la strada più veloce per sbarazzarsi dei nemici.

Ci sono poi delle differenze sostanziali che non gravitano tanto intorno al discorso delle abilità, quanto più al metodo di commercializzazione di VALORANT. Il gioco di RIOT sarà infatti ad accesso libero sin da subito, con uno shop dedicato prevalentemente all’acquisto di skin per le armi ed eventualmente a sbloccare più velocemente agenti aggiuntivi. Questi ultimi, alla stregua di League of Legends, saranno probabilmente disponibili in rotazioni settimanali o mensili. Oltre ad essere ad accesso libero, VALORANT è leggerissimo: su PC occupa qualcosa come 8 GB e grazie alle impostazioni grafiche scalabili e allo stesso motore di gioco privo di fronzoli, sarà capace di girare ad un frame rate più che soddisfacente anche su macchine attempate. Come se non bastasse ci sono tutta una serie di misure aggiuntive a livello di server e di sistemi anti-cheat che dovrebbero garantire stabilità e ben poche morti dovute a latenza, ping o simili. I server, per dire, sovra campionano tutti i movimenti dei giocatori a 128 fps; anche se il vostro avversario avesse problemi di connessione, i server di VALORANT modificheranno automaticamente i suoi movimenti a 128 fps. Riot garantisce poi ping inferiore a 35 millisecondi per almeno il 70% dei giocatori.

La closed beta in tal senso qualche problemino ce l’ha: ad esempio nel nostro caso il frame rate era cappato a 60 senza possibilità di modifiche; o ancora un po’ troppa latenza che comunque potrebbe anche essere dovuta alla rete fin troppo saturata in questi giorni di quarantena e smart working; in ogni caso il suo scopo è proprio quello di tarare i server e di iniziare i primi stress test in vista del debutto. RIOT non sta certo facendo le cose a caso, e siamo sicuri che al momento del lancio VALORANT sarà in grado di soddisfare quanti più utenti possibile senza problemi di sorta. Tra l’altro il gioco risulta già completamente tradotto e doppiato in italiano, un in più non da poco. Il comparto grafico, come accennato, è essenziale: non mancano vistosi effetti di luce derivanti dall’uso delle abilità, ma anche con l’obiettivo di mantenere il tutto estremamente leggero non vi aspettate un qualcosa in stile Overwatch o Rainbow Six.

Insomma, a prescindere da tutti quei bilanciamenti che potrebbero avvenire nelle prossime settimane e dagli ultimi aggiustamenti tecnici, VALORANT ci sembra già così un gioco pronto ad irrompere nella scena competitiva con un certo stile. Certo, alcune idee sono già viste nei già citati titoli tra l’altro ben radicati proprio nel mondo degli esport, ma l’immediatezza di VALORANT, la sua accessibilità (sia a livello monetario che hardware), la rapidità dei match e la crescente tensione potrebbero attirare anche quella fetta di pubblico che non si è mai avvicinata ad esperienze del genere. Da non sottovalutare poi tutte le accortezze a livello di infrastrutture che lo caratterizzeranno. Appena ne avrete l’opportunità vi consigliamo di provarlo, potrebbe sorprendervi in positivo!

Valorant Trailer

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