Xbox Game Pass come fa ad essere sostenibile? A parlarne Phil Spencer

Federica Papagni Rivelate anche impressioni sul lancio e sull'andamento dell'Xbox Series X/S

Ai microfoni di Decoder, lo show di The Verge tenuto dal caporedattore Nilay Patel, questa settimana sono state ascoltate le parole e i pensieri di Phil Spencer, il vicepresidente esecutivo dei giochi di Microsoft o semplicemente il responsabile di Xbox. I due dialoganti si sono immersi in una lunga disquisizione in cui Phil ha raccontato non solo di se stesso, ma della sua passione e del suo lavoro. In maniera particolare c’è stato un focus sul mondo videoludico e del game streaming, sempre più dilagante grazie alle piattaforme di Google, Amazon e della stessa Microsoft, e il dirigente si è lasciato andare nel flusso, rivelando interessanti dettagli sul Xbox Game Pass, tra cui sul compenso in denaro destinato agli sviluppatori che portano i loro titoli nel catalogo. Ma non potevano mancare riferimenti al lancio della Xbox Series X/S.

I risultati ottenuti in questa prima fase di vita pubblica di entrambe le console next-gen di Redmond hanno soddisfatto le aspettative del team di lavoro. Da un lato la Series S ha rispettato gli obiettivi: avvicinare nuovi utenti grazie al suo prezzo più basso; dall’altro invece la Series X fa della potenza il suo cavallo di battaglia, perfetta per chi invece non vuole rinunciare alle massime prestazioni. Ed è in questo scenario che l’argomento Game Pass viene intavolato. A rendere appetibile agli occhi degli utenti questo servizio è senza dubbio il suo prezzo vantaggioso commisurato all’offerta di titoli presenti nella libreria, nonché la possibilità di scaricarli e di essere riprodotti in qualsiasi momento. Infatti, il dirigente lo considera come un modo per essere ovunque un utente Xbox, che si giochi da PC o da smartphone.

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Ma una domanda è sorta spontanea non solo all’utente comune, ma anche a The Verge: gli sviluppatori in che modo vengono compensati? Phil Spencer ha così risposto:

“Ci basiamo sulle esigenze dello sviluppatore. Una delle cose che è stato bello vedere è che uno sviluppatore, di solito di piccole e medie dimensioni, potrebbe dire di essere disposto a inserire il gioco in sviluppo su Game Pass il giorno del lancio, a patto però che gli vengano dati X dollari al momento stesso.”

Continuando la sua spiegazione esplica i metodi attualmente utilizzati che riguardano nel primo caso il pagamento della cifra richiesta dallo sviluppatore; nel secondo il pagamento dell’intero costo di produzione del gioco (qui il team di sviluppo si ritrova libero di vendere a chiunque il proprio lavoro). Nel terzo caso, invece, il metodo è basato sull’utilizzo e sulla monetizzazione.

Ritornando infine all’argomento console, anche Microsoft si è ritrovata nella circostanza di dover fare i conti con la carenza di unità, mancanza che potrebbe rimanere tale fino alla primavera 2021, stando alle affermazioni di Spencer. Però, per andare incontro ai giocatori che desiderano la console Microsoft, è stato pensato a un tipologia di pre-ordine caratterizzata dalla possibilità da parte dei clienti di versare un “acconto” e di assicurarsi entro una data garantita la loro console.

È quindi giusto pensare che l’azienda stia architettando a dei nuovi modi per offrire agli utenti la possibilità di acquistare una console di nuova generazione, forte del desiderio di tentare di far sentire alle persone “come se le console fossero acquistabili e non solo nel giorno in cui tutti vanno ad acquistare la console.”

Fonte: The Verge
  • Mpj

    A mio parere la carenza di scorte in realtà potrebbe essere una strategia di marketing, si sono accorti che al lancio di una nuova console con disponibilità ovunque, induceva il possibile acquirente ad aspettare che calassero i prezzi o che fosse messa in offerta, perché tanto sapeva che l’avrebbe potuta acquistare in qualsiasi momento, mentre ora facendola apparire come una oggetto raro, induce il cliente a prenderla subito appena ne trova una disponibile per paura che poi magari faticherà a trovarne un’altra…
    Furbi è!? 😉