HTC Vive Cosmos è un visore che funzionerà anche con gli smartphone

Cosimo Alfredo Pina

HTC continua a puntare sulla realtà virtuale. La conferma ci arriva dal CES 2019, occasione durante la quale l’azienda svela due importanti novità per il suo ecosistema in realtà virtuale. Andiamo quindi a vedere quali sono queste due cose nuove, la prima dedicata al mercato consumer, l’altro al settore enterprise.

HTC Vive Cosmos

Compatto, facile da usare e versatile: Vive Cosmos è il nuovo visore VR consumer di HTC. Per ora sappiamo che il Cosmos sarà utilizzabile tramite sia PC, come il primo Vive, sia tramite smartphone. Il che ci fa desumere che l’esperienza di realtà virtuale offerta non sarà ai livelli top del primo modello, ma in effetti è presto per parlare visto che i dettagli scarseggiano e non sappiamo neanche quanto costerà.

In compenso ci sono un po’ di immagini in arrivo dal CES (realizzate dai colleghi di Engadget) che ci mostrano un visore in effetti più snello ma che comunque offre dei controller e cam per il tracking. La curiosità più grande resta su eventuali apparati esterni, come i trasmettitori da posizionare in giro per la stanza necessari a far funzionare il primo Vive.

HTC Vive Pro Eye

HTC sta sempre più puntando al mercato business con il suo visore VR Vive, in effetti nato per il gaming domestico. Mentre la realtà virtuale di fascia alta fatica ancora a trovare il suo spazio in salotto, vuoi per costi elevati vuoi per la poca praticità (chissà il Cosmo qua sopra potrebbe cambiare le cose), HTC punta sempre più sul settore enterprise.

Anche Vive Pro Eye si rivolge principalmente a questo mondo, prendendo quanto già visto sulla prima versione Pro ed aggiungendo un’interessante funzione, il tracciamento degli occhi. Con questa accortezza la realtà virtuale di HTC si arricchisce.

Innanzitutto l’esperienza VR diventa facilmente fruibile anche dalle persone che non possono usare le mani. Inoltre il tracciamento dello sguardo permette di adottare il cosiddetto foveated rendering, una tecnica di generazione dell’immagine che permette di risparmiare una notevole quantità di risorse.

Capendo dove sta guardando l’indossatore di Vive Pro Eye il sistema di rendering può ridurre la qualità dell’immagine intorno al punto di focus. Così la richiesta di potenza è inferiore, senza che l’esperienza finale per l’utente ne risenta.

Come detto questa novità non toccherà direttamente i consumatori finali, neanche quelli già in possesso di un visore VR. Si tratta di una buona base su cui sviluppare i Vive non pro di futura generazione.

Via: The Verge, engadget.com